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Letterati e potere nel Settecento: Alfieri e Pietro Verri

13apr18:0019:15Letterati e potere nel Settecento: Alfieri e Pietro Verri

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Nel Settecento italiano il rapporto tra intellettuale e potere si configura in modi radicalmente diversi, talvolta opposti. Da un lato c’è il letterato che sceglie di farsi riformatore dall’interno delle istituzioni, collaborando con i sovrani illuminati per cambiare la società; dall’altro c’è il genio che si sottrae a ogni forma di protezione principesca, rivendicando per sé una libertà assoluta e intransigente. Vittorio Alfieri e Pietro Verri incarnano con straordinaria nitidezza queste due posizioni: non soltanto due temperamenti, ma due modi contrapposti di concepire il ruolo del letterato nella vita pubblica del proprio tempo.

Appartenenti entrambi alle rispettive, e diversissime, élite aristocratiche, il milanese Pietro Verri e lo “spiemontizzato” Vittorio Alfieri si trovano a rifiutare le forme tradizionali del loro destino di “privilegiati”, cercando strade nuove per realizzare le proprie ambizioni. Saranno strade molto diverse, perché appartengono a generazioni differenti — Verri nasce nel 1728, Alfieri nel 1749 — e perché diverse sono le strutture sociali e di potere in cui vivono e agiscono. Da un lato il governo riformatore e riorganizzatore degli Asburgo, con Maria Teresa e con Giuseppe II, nel quale l’opposizione di Pietro Verri alla famiglia e al suo ceto trova ugualmente la strada per emergere; dall’altra un regime ancora saldamente feudale, rispetto a cui si riveleranno vane le speranze suscitate dall’ascesa al trono di Vittorio Amedeo III, e contro il quale la ricerca di indipendenza assoluta di Alfieri prenderà la forma di una libertà individuale dirompente. Con Verri siamo nel pieno dell’”assolutismo illuminato”, con Alfieri ormai alle soglie della grande Rivoluzione. Verri la seguirà dall’esterno, con un forte interesse che finirà per affacciarsi a una possibile collaborazione con Napoleone; Alfieri la vivrà direttamente, ma finirà per rivendicare la propria autonomia anche contro le nuove forme di potere “galliche”.

Il confronto tra questi due protagonisti è al cuore dell’incontro conclusivo del ciclo La Repubblica delle Lettere: percorsi di lettura nel Settecento italiano, in programma al Collegio Ghislieri lunedì 13 aprile (Aula Bernardi, ore 18). Christian Del Vento e Giorgio Panizza, nella conferenza dal titolo Letterati e potere nel Settecento. Due casi opposti: Alfieri e Pietro Verri, metteranno a fuoco le strategie, le scelte esistenziali e le riflessioni teoriche con cui i due autori hanno definito la propria relazione con il potere. Pietro Verri, nobile milanese fondatore dell’Accademia dei Pugni e della rivista Il Caffè, fu funzionario dell’impero asburgico, economista riformatore, autore delle Osservazioni sulla tortura e delle Meditazioni sull’economia politica: un intellettuale che credeva nella possibilità di trasformare la società agendo dall’interno delle strutture istituzionali. Vittorio Alfieri, al contrario, teorizzò nell’opera Del principe e delle lettere e nel trattatello Della tirannide l’inconciliabilità assoluta tra il genio letterario e il potere: si spogliò dei propri beni e dei titoli nobiliari, rifiutò ogni forma di mecenatismo e costruì la propria figura di intellettuale sulla radicalità del rifiuto, consegnando alla sua Vita la narrazione di questa progressiva liberazione. Questi percorsi diversi e speculari si manifestano nella ricca e importante produzione letteraria attraverso cui entrambi si misurano col pubblico e col potere. Modera Elisabetta Colombo.

Christian Del Vento è Professore ordinario di Letteratura italiana presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Pavia, dopo essersi formato alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Dal 2019 è membro del consiglio direttivo della Fondazione «Centro di Studi Alfieriani» e, dal 2022, ricopre il ruolo di Segretario del CRIF (Centro di Ricerca Interuniversitario Foscolo) e di Segretario del Comitato per l’Edizione Nazionale delle Opere di Ugo Foscolo. Dal 2014 è membro dell’Institut des Textes et Manuscrits Modernes (ITEM, UMR 8132 del CNRS) a Parigi, dove è Responsabile (co-direttore), insieme a Pierre Musitelli, del gruppo di ricerca sui «Manuscrits italiens».

Giorgio Panizza è Professore di Letteratura italiana presso l’Università di Pavia (Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali, sede di Cremona). Le sue ricerche si concentrano su Leopardi, l’Illuminismo lombardo e la storiografia letteraria tra Settecento e Novecento. È uno dei massimi esperti di Pietro Verri, di cui ha curato il riordinamento dell’Archivio (per la Fondazione R. Mattioli) e il volume III dell’Edizione Nazionale delle Opere (I «Discorsi» e altri scritti degli anni Settanta, 2004). Attualmente è Presidente della Fondazione Maria Corti e membro del Collegio dei docenti del Dottorato di ricerca in Filosofia consorziato tra le Università di Genova, Vercelli, Torino e Pavia.

Elisabetta Colombo è Professore ordinario di Storia delle istituzioni politiche presso l’Università di Pavia (Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali). Specialista in storia del governo e delle politiche pubbliche locali, ha vinto il premio Sissco-Anci 2006 con il volume Come si governava Milano. Politiche pubbliche nel secondo Ottocento (Franco Angeli, 2005). Tra le sue pubblicazioni recenti si segnala, con E. Pagano, Milano e territori contermini. L’ordinamento amministrativo, 1750-1923 (Il Mulino, 2016). Ricopre oggi i ruoli di componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo pavese e di Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Governo e Politiche Pubbliche.

Qui la locandina del ciclo

Data e ora

13/04/2026 18:00 - 19:15(GMT+02:00)

Location

Aula Bernardi del Collegio Ghislieri

Altri eventi

Aula Bernardi del Collegio Ghislieri