Avvocato, managing partner di uno studio legale milanese di primo piano, ghisleriano dal 1981 e da oltre un decennio anima instancabile del Premio Ghislieri: Emilio Girino è stato confermato alla guida dell’Associazione Alunni del Collegio — di cui siede anche nel Consiglio di Amministrazione della Fondazione — e guida una comunità intergenerazionale che conta ghisleriani di ogni età, formazione e provenienza. Lo abbiamo incontrato per parlare di responsabilità, visione e futuro: tre temi che, nelle sue risposte, finiscono sempre per tornare alla stessa radice. Una sola parola: appartenenza.
Avvocato Girino, dopo le recenti elezioni è stato nuovamente nominato Presidente dell’Associazione Alunni del Collegio Ghislieri: qual è oggi la responsabilità principale di questo ruolo e cosa significa, per lei, guidare una comunità così fortemente identitaria e intergenerazionale?
Presiedere l’Associazione Alunni del luogo fisico e spirituale che mi ha permesso di formarmi e di crescere come giurista e come persona è, per me, una responsabilità anzitutto morale, più precisamente un atto di riconoscenza e di restituzione. Questo ruolo impone una costante attitudine all’ascolto, un continuo sforzo di stimolo creativo e una dimostrata disponibilità al servizio. Ascolto delle idee dei soci e dei consiglieri e revisori che ne sono espressione, sforzo nello stimolarle, servizio nel darvi attuazione. La cifra identitaria è un potente collante della nostra comunità e serve coltivarla con equilibrio e realismo. Lo stesso vale per la componente intergenerazionale, non meno importante sul piano dello scambio intellettuale e del guadagno esperienziale. Qui l’imprinting ghisleriano deve gettare il cuore oltre l’ostacolo del tempo, valorizzare la differenza di vedute e favorirne la conciliazione considerando le inevitabili, ma per questo anche preziose, diversità di età e di formazione: tutto ciò conferisce un senso, mi permetta, di eternità alla nostra istituzione.
Il nuovo Direttivo ha indicato tra gli obiettivi il rafforzamento del prestigio del Collegio e una maggiore valorizzazione della rete degli alunni. Quali saranno, in concreto, le linee guida del suo mandato e come immagina di evolvere il rapporto tra tradizione ghisleriana e nuove sfide contemporanee?
Il lavoro del Direttivo è anzitutto un lavoro di squadra. Desidero pertanto precisare che la nuova consiliatura intende conferire maggior peso e spessore, anche formale, all’opera di ciascun consigliere. Nella precedente consiliatura ciò accadeva di fatto e con il fattivo, generoso impegno di tutti che intendo qui sinceramente ringraziare. Ora accadrà attraverso la specifica attribuzione di deleghe operative per specifici raggi di azione (iniziative per l’alunnato convittore e per i soci, ricerca e accademia, nuove professioni, comunicazione, inclusione, riforme istituzionali, fundraising e altro), di cui daremo notizia dopo la prossima riunione. La nostra governance non è una struttura verticistica, è una macchina di costante confronto: io non ne sono il “capo” ma solo il “pilota”. Il rafforzamento del prestigio del Collegio (del quale, tengo a ricordarlo, l’Associazione è un forte motore promozionale) si attuerà attraverso una pluralità di azioni a sostegno della presenza dell’istituzione nella società civile e dell’intensificazione del suo dialogo collaborativo con le realtà istituzionali, sociali, culturali, imprenditoriali e professionali esterne. Il nostro sistema comunicativo ha già dato risultati eccellenti in meno di dodici mesi: nel volgere di un anno il Ghislieri possiede un numero di follower sul sito professionale Linkedin superiore a quello di altre consimili istituzioni anche di maggiore dimensione; verrà comunque ulteriormente potenziato. La valorizzazione della rete degli alunni avverrà sia con le iniziative cui ho accennato, sia con incontri in varie città a forte presenza ghisleriana, sia con nuovi strumenti che sfrutteranno anche le nuove e più avanzate tecnologie. Da ultimo, sottolineo il diritto, riconosciuto all’Associazione dallo statuto del Ghislieri, di nominare tre consiglieri della Fondazione, di concorrere cioè in termini determinanti al governo della stessa. Questo diritto è stato e sarà esercitato con sempre crescente consapevolezza. Come immagino di evolvere il rapporto tra tradizione ghisleriana e nuove sfide contemporanee? Come sempre abbiamo fatto da più di quattro secoli e mezzo. Dirò solo che il nostro Alto Patrono, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quando nel 2017 ci onorò della sua visita nel nostro 450° anniversario, osservò come il Ghislieri abbia sempre saputo adattarsi al mutare dei tempi rimanendo fedele a se stesso. Per quanto riguarda il metodo: è un “segreto industriale”…
Lei è spesso definito “l’anima” del Premio Ghislieri, che rappresenta uno dei momenti più significativi della vita del Collegio e della sua comunità. Che valore personale e istituzionale ha per lei questo premio e può darci qualche anticipazione – anche solo di metodo o visione – sulla prossima edizione?
Non so se io sia l’anima del Premio, ma se così molti mi definiscono finirò col crederci… Penso piuttosto di aver raccolto dodici anni fa un’eredità preziosa, ii cui primario artefice è stato il compianto alunno Franco Morganti, di averla progressivamente adattata al mutare dei tempi e dei gusti del pubblico (anche qui un segreto non svelabile…) e di averne rafforzato la cifra di apertura e la capacità di comunicazione della nostra realtà alla società civile. Sul piano personale mi considero solo l’esecutore di un preciso piano di valorizzazione dell’evento condiviso con i consiglieri e i revisori che mi hanno sempre sapientemente consigliato. La prossima edizione? Qui non invocherò il segreto, ma devo preservare l’effetto sorpresa. Posso solo dire che si tratterà di una specie di arco teso lungo un raggio di mezzo secolo, di forte rilevanza, di estrema attualità. Molto contemporaneo e molto tradizionale al tempo stesso ma, quasi incredibilmente (e pericolosamente…), proiettato sul futuro. Sul piano personale, devo confessarlo, essere alla mia undicesima premiazione, salire su quel palco e consegnare quel trofeo credo che mi ridarà la sensazione di sempre: una sempre più forte e mai eguale emozione.

