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Černobyl’: il nucleare attraverso l'esperienza del LENA

12ott18:0019:30Černobyl’: il nucleare attraverso l'esperienza del LENA

Event Details

Černobyl’ 1986-2026. Un disastro e le sue eredità è il ciclo che dal 12 ottobre al 2 novembre porta nell’Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri tre prospettive diverse su uno degli eventi che più hanno segnato la storia contemporanea. Ad aprire il ciclo, lunedì 12 ottobre alle ore 18, sarà Andrea Salvini, Direttore del LENA, con l’incontro Il nucleare, la sostenibilità energetica, le applicazioni scientifiche e gli effetti della radioattività attraverso l’esperienza del LENA dell’Università di Pavia.

Quando si pronuncia la parola nucleare, la memoria corre quasi sempre nella stessa direzione. Una centrale esplosa. Una nube invisibile. Città evacuate. Contatori Geiger. Paura. Černobyl’, appunto. Ma il nucleare non è soltanto questo, e ha un volto che non è solo quello della catastrofe. È anche una tecnologia che si misura, si studia, si controlla. È ricerca. È medicina. È analisi dei materiali, produzione di radioisotopi e radioprotezione. È una questione energetica che oggi, mentre il mondo cerca di ridurre le emissioni climalteranti, è tornata prepotentemente al centro del dibattito internazionale.
E a Pavia esiste un luogo nel quale questa complessa realtà può essere osservata da vicino: il LENA, il Laboratorio Energia Nucleare Applicata dell’Università di Pavia.
L’incontro con il professor Andrea Salvini non sarà, dunque, una conferenza soltanto su Černobyl’. Sarà un modo per prendere Černobyl’ come punto di partenza e guardare ciò che c’è oltre la catastrofe. Perché la domanda non è soltanto che cosa accadde nel 1986. È anche che cosa abbiamo imparato da allora. E che cosa facciamo oggi con quella stessa tecnologia che allora mostrò il suo volto più terribile.

«Il LENA – spiega Salvini è un Centro Servizi interdipartimentale dell’Università di Pavia che gestisce un reattore nucleare di ricerca, un ciclotrone per la produzione di radioisotopi e altre sorgenti di radiazioni ionizzanti. Il cuore del laboratorio è il reattore TRIGA Mark II, operativo dal 1965. La sua storia è legata alla ricerca nella radiochimica, nella fisica nucleare, nella produzione di radioisotopi e nella caratterizzazione dei materiali. Al LENA si lavora inoltre sulle tecniche di analisi radiochimiche e di misure nucleari, sull’utilizzo di strumentazione per la misura delle radiazioni alfa, beta e gamma, sull’analisi per attivazione neutronica e sulla caratterizzazione di materiali radioattivi e rifiuti. Sono oggetto di studio le attività legate al decommissioning degli impianti nucleari e alla gestione dei laboratori nei quali vengono utilizzate sorgenti radioattive».
E poi c’è la radioprotezione: cioè l’altra faccia, forse meno spettacolare ma decisiva, della tecnologia nucleare. Comprendere come le radiazioni interagiscono con la materia, quali sono i loro effetti biologici, come misurare le dosi, come gestire i rifiuti radioattivi e come affrontare un’emergenza radiologica significa trasformare la paura in conoscenza, e la conoscenza in procedure di sicurezza. Il LENA dedica a questi temi attività formative e scientifiche specifiche e mette in relazione due parole che spesso vengono tenute artificialmente separate: nucleare e applicazioni.

L’appuntamento al Ghislieri affronterà anche la questione energetica. L’Agenzia internazionale dell’energia considera il nucleare una fonte di elettricità a basse emissioni e, nel quadro della transizione energetica, lo colloca accanto alle rinnovabili fra le tecnologie che possono contribuire alla decarbonizzazione. «Nel 2025 – prosegue Salvini – , secondo l’IEA, la produzione nucleare ha contribuito, insieme ad altre tecnologie pulite, a evitare una quota significativa delle emissioni che altrimenti sarebbero derivate dall’impiego di combustibili fossili. Anche l’Unione europea, con la propria tassonomia delle attività sostenibili, ha incluso determinate attività nucleari a condizioni rigorose nel quadro degli obiettivi climatici e ambientali europei. Non significa che il dibattito sia chiuso, né che il nucleare sia privo di problemi: significa piuttosto che la questione è tornata a essere affrontata anche sul terreno della politica energetica e della valutazione scientifica». E qui sta il punto. Černobyl’ ci ha insegnato che la tecnologia senza sicurezza può diventare catastrofe. Ma la catastrofe non può diventare una ragione per smettere di studiare la tecnologia. Al contrario. Più una tecnologia è potente, più bisogna conoscerla. Misurarla. Controllarla. Metterne alla prova i limiti. Capire gli errori. Costruire sistemi di sicurezza capaci di impedire che un errore diventi una tragedia.

L’incontro è riconosciuto dalla Scuola IUSS di Pavia quale attività formativa extra-ambito dei Corsi ordinari.

Data e ora

12/10/2026 18:00 - 19:30(GMT+02:00)

Location

Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri

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Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri