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festivalfilosofia di Modena, sguardi ghisleriani sul caos

Caos: una parola che indica il disordine, l’imprevisto, ciò che sfugge al controllo. Il festivalfilosofia di Modena quest’anno ha scelto di attraversare il caos nelle sue molteplici sfaccettature, dalla filosofia alla scienza, dalla geopolitica alla storia, dalle cosmogonie alla tecnologia. La 26ª edizione della manifestazione – dal 18 al 20 settembre – ha portato a Modena, Carpi e Sassuolo oltre cinquanta lezioni magistrali e un vastissimo programma di mostre, spettacoli, concerti, laboratori e incontri.

Di più: il grande racconto del caos ha visto quest’anno tre importanti narratori ghisleriani: Franco Ferrari, professore ordinario di Storia della filosofia antica all’Università di Pavia, con una lezione sul Timeo di Platone e il tentativo di pensare l’origine e la struttura del cosmo; Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, con il problema delle cosmogonie egizie e il passaggio dal caos all’ordine; Alfio Quarteroni, professore emerito di Matematica al Politecnico di Milano e all’EPFL, con il rapporto fra matematica, complessità e intelligenza artificiale. Discipline lontanissime, tre modi diversi di guardare lo stesso problema. Tre lezioni che hanno entusiasmato il pubblico.

Ne parliamo con Antonio Gurrado, Alunno del Ghislieri e membro dello staff organizzativo del Festival.

Cosa ha significato, per il festival, confrontarsi con un tema capace di attraversare filosofia, scienza, storia, tecnologia e cultura?

La parola caos è stata scelta perché possiede molteplici sfaccettature. Può indicare un sistema complesso, un ordine che non riusciamo a capire. Può essere intesa dal punto di vista geopolitico o, ancora, etimologico. Il termine deriva da un verbo greco, chaìno, che significa sbadigliare e indica proprio l’apertura della bocca; metaforicamente, nell’antica Grecia, è passato a indicare l’apertura di un abisso incontrollabile. Al festivalfilosofia abbiamo cercato di analizzare i vari aspetti del caos sia per comprendere la possibilità di interpretarlo che per capire ciò che del caos ci spaventa, che non riusciamo a controllare.

Cosa hanno saputo aggiungere gli sguardi ghisleriani di Ferrari, Greco e Quarteroni al tema generale?

Una premessa: gli Alunni del Ghislieri hanno sempre partecipato con successo al nostro festival. La vastità e la sfaccettatura dei temi che ogni anno devono essere sviluppati favoriscono il Collegio e il suo importante parterre di accademici. Di più: alla nostra manifestazione invitiamo intellettuali in grado di illustrare la propria specialità accademica attraverso un linguaggio chiaro, anche se non semplicistico. Noi ghisleriani siamo abituati a farlo: in Collegio, da studenti, siamo alle prese con le materie più disparate perché ognuno di noi parla continuamente della propria ai compagni.

Quest’anno i riflettori si sono accesi su tre intellettuali ghisleriani che il pubblico ha seguito e apprezzato in particolar modo. Franco Ferrari ha riempito la piazza di Carpi con una lezione su uno dei testi più influenti della filosofia antica, il Timeo di Platone, nel corso della quale ha ricostruito il tentativo del filosofo di pensare l’origine e la struttura del cosmo, mostrando come l’idea di ordine universale emergesse dal confronto con una materia primordiale segnata da movimento, indeterminatezza e continua trasformazione. Grandissimo successo anche per l’egittologo Christian Greco e la sua conversazione colta e brillante sulla concezione di ordine e caos presso gli antichi egizi a margine della mostra L’ordine di Maat, organizzata a Carpi in collaborazione col Museo Egizio. Alfio Quarteroni al teatro Carani di Sassuolo ha parlato a una platea gremita di modelli matematici e intelligenza artificiale. Quarteroni ha affrontato il tema del caos da una prospettiva apparentemente distante dalla filosofia e dall’archeologia, ma in realtà legata alla stessa esigenza: capire ciò che sembra sfuggire alla comprensione. La matematica applicata e la modellazione computazionale permettono la descrizione di sistemi estremamente complessi, individuando strutture e regolarità anche là dove il comportamento appare imprevedibile.

C’è un tema, una direzione, una domanda attorno alla quale il festival sta cominciando a costruire il suo prossimo racconto?

Ogni anno durante il festival c’è una riunione del comitato scientifico nella quale viene decisa la parola cui sarà dedicata la manifestazione dell’anno successivo. Per l’edizione 2027 del festivalfilosofia. che si svolgerà dal 17 al 19 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo, abbiamo scelto «mito», un termine polivalente capace di mettersi in relazione sia con l’antichità che con la contemporaneità. La formula del festival sarà la medesima: una sessantina di lezioni magistrali di specialisti e filosofi e un centinaio di eventi collaterali, mostre, concerti, spettacoli, laboratori, reading – tutti sul tema – organizzati in larga parte dagli enti locali, associazioni, volontari, fondazioni, gruppi amatoriali.

Foto di

Elisabetta BaracchiSerena Campanini

Consorzio festivalfilosofia (Quarteroni)