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Da Seveso a Černobyl’: dieci anni di ambientalismo in Italia

02nov21:0022:30Da Seveso a Černobyl’: dieci anni di ambientalismo in Italia

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Tra Seveso e Černobyl’ non ci sono soltanto dieci anni. C’è la nascita di una nuova coscienza ambientale. È questa la storia che Bruno Ziglioli, professore associato di Storia contemporanea all’Università di Pavia, ricostruirà nell’ultimo appuntamento del ciclo CHERNOBYL 1986-2026. Un disastro e le sue eredità. Il 2 novembre, alle 21, nell’Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri, il suo intervento sarà dedicato a Da Seveso a Černobyl’: dieci anni di ambientalismo in Italia (1976-1986).

Era il 10 luglio 1976. A Seveso, nell’impianto ICMESA, una fuga di diossina provocò un grave disastro ambientale e l’esposizione di migliaia di persone. La Commissione parlamentare d’inchiesta sull’ICMESA fu istituita con la legge 16 giugno 1977, n. 357. Il suo compito non riguardava soltanto la ricostruzione della fuga di sostanze tossiche: doveva anche valutare i rischi potenziali delle attività industriali e formulare proposte per una normativa più efficace a tutela della salute, dei cittadini e dell’ambiente. È un passaggio fondamentale. Perché significa che un disastro non viene più considerato soltanto come qualcosa che è accaduto. Diventa qualcosa da cui bisogna imparare.
E proprio questa trasformazione costituisce uno dei fili conduttori della ricerca di Bruno Ziglioli. Professore associato di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Pavia, Ziglioli insegna anche Ambiente e società in età contemporanea e ha dedicato una parte importante della sua attività scientifica alla storia dei disastri industriali. La sua ricerca su Seveso è particolarmente significativa. Nel volume La mina vagante. Il disastro di Seveso e la solidarietà nazionale, pubblicato da FrancoAngeli, Ziglioli ricostruisce il difficile percorso politico e istituzionale seguito al disastro, mostrando come Seveso rappresentò un punto di svolta nella formazione di una cultura ambientalista italiana ed europea. Non fu dunque soltanto una questione di ambiente. Fu una questione politica. “La diossina – spiega Ziglioli – poneva interrogativi sulla sicurezza degli impianti, sulla responsabilità delle imprese, sulla tutela della popolazione, sulla gestione del territorio e sui rapporti fra istituzioni e cittadini. E dentro quella crisi si intrecciavano altri grandi conflitti dell’Italia degli anni Settanta, compresi quelli legati alla salute, ai diritti e alla gestione del territorio”.
Poi arrivò Černobyl’ . E improvvisamente il problema diventò ancora più grande. Perché se Seveso aveva dimostrato che l’industria poteva contaminare il territorio, Černobyl’ dimostrò che una catastrofe tecnologica poteva attraversare le frontiere e trasformare l’intero continente in un gigantesco spazio di sorveglianza. Il nucleare non era più una questione astratta. Non riguardava soltanto esperti, tecnici e piani energetici. Entrava nelle case, nelle conversazioni quotidiane, nella paura delle persone. E trasformava l’ambiente in una questione politica nazionale. “Nel novembre 1987 – sottolinea Ziglioli – gli italiani furono chiamati a votare su cinque quesiti referendari, tre dei quali riguardavano direttamente il nucleare. I dati ufficiali del Ministero dell’Interno registrano, per il quesito sulla localizzazione delle centrali nucleari, l’80,57% di voti favorevoli all’abrogazione; per quello relativo alla partecipazione dell’ENEL a impianti nucleari all’estero, i favorevoli furono il 71,86%. Seveso aveva insegnato a guardare al rischio industriale. Chernobyl rese quel rischio planetario”. L’ambiente aveva smesso di essere una materia per pochi specialisti e aveva cominciato a diventare una questione di cittadinanza. È proprio questo il punto sul quale la prospettiva di Ziglioli è particolarmente interessante: la storia dell’ambientalismo non è soltanto la storia delle associazioni ambientaliste. È anche la storia delle istituzioni, dei partiti, dei conflitti sociali, delle scelte industriali e delle paure collettive. È la storia di come una società impara, spesso dopo una catastrofe, a considerare un rischio prima che quel rischio si trasformi in un altro disastro.
Quanto siamo disposti a rischiare in nome del progresso? “La risposta non è mai stata semplice – chiarisce Ziglioli –. E probabilmente non lo sarà mai. Perché ogni società tecnologica vive dentro una contraddizione: ha bisogno della scienza per progredire e, nello stesso tempo, deve imparare a governare i rischi prodotti dalla propria stessa capacità tecnologica”.

L’incontro è riconosciuto dalla Scuola IUSS di Pavia quale attività formativa extra-ambito dei Corsi ordinari.

Qui la locandina del ciclo di incontri

Data e ora

02/11/2026 21:00 - 22:30(GMT+01:00)

Location

Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri

Altri eventi

Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri