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Goldoni al Ghislieri, ritratto di un collegiale ribelle

Carlo Goldoni. Il collegiale ribelle, a cura di Maria Pia Pagani, pubblicato da SuccedeOggi Editore, rilegge gli anni pavesi del giovane Goldoni attraverso le pagine delle sue Memorie. Un episodio di giovinezza, Il Colosso, l’espulsione dal Collegio Ghislieri e quella disavventura che avrebbe contribuito a trasformare un futuro avvocato nel grande commediografo. Un piccolo libro di storia e formazione che restituisce il volto più inquieto e umano del giovane Goldoni, tra ribellione, errore, disciplina e maturazione.

Prima di diventare Goldoni, prima delle commedie, delle maschere, dei teatri pieni e di quella formidabile capacità di mettere l’umanità davanti a uno specchio, Carlo fu un ragazzo di diciassette anni che arrivò a Pavia per studiare legge. Era il 1723. Aveva davanti a sé una carriera rispettabile, forse persino prevedibile. E aveva alle spalle, invece, quella irrequietezza che già lo spingeva verso il teatro. Al Collegio Ghislieri rimase fino al 1725. Due anni che non furono una parentesi marginale della sua vita, ma una stagione decisiva: qui studiò, conobbe la disciplina e la libertà della vita collegiale, frequentò l’Università e soprattutto entrò in contatto con quel mondo di persone, caratteri, relazioni e contraddizioni che avrebbe imparato a scrutare con l’occhio del commediografo. Da anziano, nelle sue Memorie, avrebbe ricordato con affetto la vita in Collegio, raccontando di studenti ben nutriti e ben alloggiati, ma anche delle piccole astuzie con cui riuscivano a ritagliarsi una libertà maggiore di quella prevista dai regolamenti.Ed è proprio qui che il libro di Maria Pia Pagani, Carlo Goldoni. Il collegiale ribelle, apre una prospettiva che va oltre la semplice ricostruzione biografica. Nell’introduzione, la studiosa si sofferma infatti su un aspetto finora poco esplorato: il modo in cui Goldoni, a partire dalle Memorie e da alcune delle sue commedie, è stato successivamente trasformato in un autore adatto anche alla formazione dei più giovani, attraverso versioni scolastiche, riscritture e forme narrative pensate per un pubblico infantile e giovanile.

«È una sorta di seconda vita di Goldoni – spiega Maria Pia Pagani – : non più soltanto il grande commediografo del Settecento, ma anche un autore capace di diventare racconto di formazione». E il libro suggerisce un accostamento sorprendente: «Quasi un secolo prima di Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi, – sottolinea l’autrice – Goldoni aveva già affrontato alcuni dei temi fondamentali di ogni educazione — lo studio, la buona condotta, l’amicizia, la sincerità, il rispetto delle regole e delle istituzioni, ma anche dei genitori e degli altri»

Poi arrivò Il Colosso. E arrivò la tempesta. È proprio a questa vicenda che Maria Pia Pagani dedica il suo volume, che raccoglie e commenta le pagine delle Memorie relative agli anni pavesi e le restituisce come un racconto autonomo, vivace e insieme formativo. «Un Goldoni diverso – spiega Pagani – non ancora il grande autore celebrato nei teatri di tutto il mondo, ma il giovane collegiale che sbaglia, viene punito e deve imparare a fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni».
La storia è nota. Goldoni scrive una satira, Il Colosso, rivolta alle ragazze delle famiglie più in vista della Pavia del tempo. Il testo è andato perduto, ma il suo autore ne avrebbe narrato molti anni dopo la vicenda nelle Memorie: una burla diventata scandalo, tanto più grave perché colpiva persone e famiglie influenti. La conseguenza fu l’espulsione dal Collegio e l’interruzione del percorso pavese. Le fonti concordano sul punto essenziale: Goldoni fu allontanato dal Collegio nel 1725 a causa della satira e avrebbe completato gli studi giuridici soltanto più tardi, laureandosi a Padova nel 1732.
È qui che il titolo scelto da Maria Pia Pagani, Il collegiale ribelle, acquista il suo senso più interessante. Non soltanto perché Goldoni infrange una regola. Ma perché, in questa storia di giovinezza, disciplina, errore e conseguenze, si intravede già qualcosa dell’uomo che diventerà. «Goldoni – prosegue l’autrice – non avrebbe dimenticato quell’episodio. Nelle Memorie lo racconta con la distanza di chi ha ormai attraversato una vita intera, ma senza cancellare l’amarezza della punizione e il bisogno di chiedere scusa. Il ragazzo che aveva trasformato in satira il mondo che lo circondava si trova costretto, a sua volta, a guardare se stesso. E quella capacità di osservare gli altri, che più tardi diventerà una delle grandi forze della sua scrittura teatrale, passa anche attraverso questa esperienza».


C’è poi un particolare che rende ancora più stretto il rapporto fra Goldoni e il Ghislieri. Il Collegio non è soltanto il luogo dal quale il giovane veneziano fu espulso. È il luogo che, a distanza di secoli, ha continuato a ricordarlo, studiarlo e interrogarsi sulla sua permanenza pavese. Nel Quadriportico una lapide, voluta dall’Associazione Alunni e inaugurata l’8 maggio 1949, ricorda che Carlo Goldoni fu qui studente di legge dal 1723 al 1725 e lo definisce «principe della commedia italiana». Maria Pia Pagani ha sottolineato come l’esperienza del Ghislieri sia stata decisiva nella formazione del giovane Goldoni e come proprio a Pavia si possa riconoscere una parte importante della nascita della sua vocazione teatrale. La ricerca di Pagani è del resto profondamente legata al mondo goldoniano. Professoressa associata di Discipline dello Spettacolo all’Università degli Studi di Napoli Federico II, studiosa di teatro, ha dedicato numerosi lavori al teatro e alla figura di Goldoni; tra questi, lo studio del rapporto fra Pavia e la drammaturgia goldoniana, nel quale ha individuato anche tracce della città e delle esperienze giovanili del commediografo nelle sue opere successive.
Proprio questa presenza di Pavia nelle opere di Goldoni permette al libro di compiere un ulteriore passo. Non si tratta più soltanto di chiedersi che cosa sia successo al giovane collegiale dentro le mura del Ghislieri, ma di inseguire le tracce che quell’esperienza ha lasciato nella sua scrittura. Per questo il volume si chiude con un vero e proprio “Vademecum del collegiale in commedia”: una ricognizione di tutte le commedie nelle quali Goldoni menziona Pavia e l’essere collegiale. Un repertorio che, per la frequenza con cui riaffiorano la città e quella stagione della sua vita, restituisce un dato tutt’altro che secondario: Pavia non rimase soltanto un episodio biografico, ma continuò a riaffacciarsi nella fantasia teatrale di Goldoni.


Forse è proprio questo il punto più curioso della storia. Il Ghislieri avrebbe potuto essere soltanto il luogo della colpa e della punizione. È diventato invece, col tempo, il luogo della memoria e – a suo modo – della gratitudine: perché senza quel “curioso accidente” la sua vita sarebbe stata troppo scontata. Il collegiale espulso è oggi annoverato tra gli alunni più celebri della sua storia, e quel ragazzo che rischiò di compromettere il proprio futuro per una satira troppo audace si è rivelato l’autore che avrebbe fatto dell’osservazione dei difetti, delle passioni, delle vanità e delle debolezze umane una delle più grandi rivoluzioni del teatro italiano.
È anche per questo che Carlo Goldoni. Il collegiale ribelle non racconta soltanto il passato dell’autore. Restituisce il momento in cui un giovane comincia, ancora senza saperlo, a diventare l’uomo e lo scrittore che sarà. E mostra un rapporto singolare fra un autore e il luogo che lo ospitò: un rapporto nato male, quasi malissimo, eppure abbastanza forte da durare tre secoli.

Nella foto di copertina: Maria Pia Pagani