Černobyl’: la catastrofe della «razionalità» sovietica
26ott21:0022:30Černobyl’: la catastrofe della «razionalità» sovietica
Event Details
Lunedì 26 ottobre, alle ore 21, nell’Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri, Giuseppe Ghini, professore ordinario di Slavistica all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, affronterà il tema Černobyl’:
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Lunedì 26 ottobre, alle ore 21, nell’Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri, Giuseppe Ghini, professore ordinario di Slavistica all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, affronterà il tema Černobyl’: la catastrofe della «razionalità» sovietica. L’incontro si inserisce nel ciclo di conferenze Černobyl’1986-2026. Un disastro e le sue eredità.
Il titolo Černobyl’: la catastrofe della «razionalità» sovietica contiene già una contraddizione. Černobyl’ non fu semplicemente il fallimento di una tecnologia. Fu anche la crisi di un sistema che aveva costruito una straordinaria fiducia nella propria capacità di organizzare il mondo secondo criteri razionali. L’Unione Sovietica era, almeno nella sua autorappresentazione, il paese della pianificazione e della scienza al servizio dello Stato, capace di mobilitare risorse e uomini per realizzare obiettivi definiti dall’alto. Eppure, dentro questo sistema si produsse una catastrofe che ne mise a nudo la vulnerabilità: problemi tecnici, errori degli operatori, carenze nella cultura della sicurezza e soprattutto una gestione dell’informazione segnata da ritardi e reticenze.
La questione, dunque, non è soltanto tecnica. È politica, sociale e culturale. Una società poteva costruire un apparato nucleare e contemporaneamente rivelarsi incapace di gestire le informazioni su ciò che accadeva all’interno di un reattore. È questa la contraddizione che rende Černobyl’ una delle grandi metafore della fine del Novecento: una macchina progettata per dominare la materia si trovò davanti a qualcosa che non riusciva a dominare; il sistema che avrebbe dovuto governare l’emergenza cercò di governare la notizia dell’emergenza.
“L’incidente avvenne nell’Unione Sovietica matura, un ordine stabile, consolidatosi durante l’età di Brežnev e fondato su un patto implicito fra Stato e cittadino. Lo Stato garantiva il lavoro, la sicurezza sociale, l’istruzione e l’assistenza sanitaria. In cambio chiedeva obbedienza, conformità e dipendenza dall’organizzazione. Trasmettere verso l’alto una cattiva notizia poteva significare esserne considerati responsabili; eseguire una decisione dell’organizzazione esponeva invece a un rischio personale minore. “Černobyl’ – spiega il professor Ghini – mostrò le conseguenze di questo meccanismo. Le informazioni sgradite tendevano a essere attenuate a ogni passaggio gerarchico, mentre la realtà veniva ricondotta alle categorie previste dall’apparato. Persino la distruzione del reattore apparve inizialmente inconcepibile, perché il sistema tecnico e amministrativo aveva stabilito che un evento simile non potesse accadere. L’ideocrazia sovietica non si limitava a controllare le decisioni e la comunicazione pubblica: pretendeva di stabilire che cosa fosse reale e quale significato dovesse essere attribuito all’esperienza.
Qui emerse la contraddizione della glasnost’ gorbačëviana. Gorbačëv aveva introdotto l’esigenza della trasparenza in un sistema ancora fondato sul monopolio politico del PCUS e sul controllo dell’informazione. Černobyl’ rivelò i limiti strutturali di un ordine ancora capace di comandare e mobilitare, ma incapace di apprendere dalla realtà. La catastrofe mise così in discussione tanto il patto fra Stato e cittadino quanto la pretesa del regime di stabilire ciò che i cittadini potevano sapere”.
L’incontro è riconosciuto dalla Scuola IUSS di Pavia quale attività formativa extra-ambito dei Corsi ordinari.
Qui la locandina del ciclo di incontri
Data e ora
Location
Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri
Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri
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