San Francesco, il nostro primo grande poeta
30set18:0019:30San Francesco, il nostro primo grande poeta
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Per otto secoli lo abbiamo letto soprattutto come il santo della povertà, della fraternità e del rapporto con il creato. Ma prima ancora di essere una figura religiosa
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Per otto secoli lo abbiamo letto soprattutto come il santo della povertà, della fraternità e del rapporto con il creato. Ma prima ancora di essere una figura religiosa universale, Francesco d’Assisi è stato un poeta. E, per Pietro Gibellini (foto), non un poeta qualunque: il primo grande poeta della letteratura italiana. Da questa prospettiva nasce San Francesco poeta, il volume pubblicato da Ronzani nella collana “Lezioni”, che verrà presentato mercoledì 30 settembre alle ore 18 nell’Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri. A dialogare con l’autore sarà Mirko Volpi, dell’Università degli Studi di Pavia.
Nel suo libro Gibellini torna a confrontarsi con uno dei testi fondativi della nostra tradizione: il Cantico delle creature. Un’opera breve, appena trentatré versi, ma destinata a cambiare per sempre il modo di guardare la poesia, la natura e il rapporto tra l’uomo e il mondo.
Il punto di partenza è una tesi tanto semplice quanto sorprendente: «La straordinaria originalità e la personalità del santo hanno finito per far dimenticare la sua qualità di poeta, e di poeta originalissimo», osserva Gibellini. Francesco ha scritto poco, ma quel poco ha avuto un peso enorme nella storia della nostra lingua e della nostra letteratura. Il Cantico delle creature è infatti il primo salmo cristiano composto in volgare e, soprattutto, è già poesia nel senso più pieno del termine. «Prima del Cantico delle creature troviamo componimenti d’occasione, versi, ma non ancora poesia con la P maiuscola», spiega l’autore.
La rivoluzione francescana passa innanzitutto attraverso lo sguardo. Nel mondo medievale la materia poteva essere percepita come qualcosa da mortificare, mentre Francesco restituisce al creato la sua bellezza concreta, luminosa, quotidiana. Sole, luna, acqua, fuoco, stelle non sono semplicemente elementi della natura: diventano fratelli e sorelle, parte di una fraternità universale. E anche il rapporto con Dio cambia prospettiva. Nei Salmi, ai quali il Cantico si ispira, emerge soprattutto la celebrazione della potenza divina; in Francesco prende forma invece l’immagine di un Dio che crea un mondo bello. «Un Dio artista», lo definisce Gibellini.
È proprio qui che un testo scritto otto secoli fa continua a interrogare il presente. La sensibilità francescana verso il creato appare oggi sorprendentemente vicina alle questioni ambientali contemporanee. «Francesco può essere considerato anche il fondatore dell’ecologia», sostiene Gibellini, sottolineando quella particolare idea di fraternità che lega l’uomo alle altre creature. Ma nel Cantico c’è anche un’attenzione alla bellezza che passa attraverso la scelta delle parole: la luna e le stelle sono «clare, preziose e belle», mentre l’acqua è «utile, umile, preziosa e casta». Una poesia nella quale la bellezza non è ornamento, ma sostanza dello sguardo.
San Francesco poeta è dunque un invito a rileggere il Poverello d’Assisi da un’angolazione diversa: non soltanto attraverso la storia della spiritualità, ma attraverso la storia della nostra lingua e della nostra letteratura. E a riconoscere nel Cantico delle creature non soltanto una preghiera, ma uno dei momenti in cui la poesia italiana comincia davvero a prendere forma.
Pietro Gibellini
Attualmente Presidente dell’Edizione Nazionale delle Opere di Gabriele d’Annunzio e socio dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, è stato professore ordinario di Letteratura italiana all’Università Ca’ Foscari. Formatosi al Collegio Ghislieri di Pavia, è tra i principali filologi e critici letterari italiani, riconosciuto per i suoi storici studi su D’Annunzio, Belli, la letteratura lombarda e le presenze del mito e della Bibbia nella letteratura.
Mirko Volpi
Coordinatore del Dottorato in Scienze del Testo Letterario e Musicale (dal 2023) e professore associato di Linguistica italiana all’Università di Pavia (dal 2022). Laureatosi e dottoratosi nel medesimo ateneo pavese, è uno specialista di Dante, dei suoi primi commentatori medievali e dei volgari italiani antichi. All’attività accademica affianca la saggistica e la collaborazione con quotidiani e testate culturali.
L’incontro è riconosciuto dalla Scuola IUSS di Pavia quale attività formativa extra-ambito dei Corsi ordinari.
Qui la locandina dell’evento

Data e ora
Location
Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri
Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri
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