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Bianchi, storia carbonara del vice Rettore del Ghislieri

E’ la sera del 30 luglio 1834. Nella cella numero 17 del carcere milanese di Santa Margherita muore, a venti giorni dall’arresto, il giovane sacerdote e letterato comasco Tommaso Bianchi. Nominato un paio d’anni prima vice Rettore del Collegio Ghislieri, Bianchi era stato brutalmente allontanato proprio dal Collegio pavese con l’accusa di aver partecipato ad attività carbonare e anti austriache. La sua fine improvvisa, chi dice per gastroenterite, chi per suicidio, contribuirà a ricordarne la memoria e ad aggiungere il suo nome a quello dei numerosi coetanei che, lontano dai riflettori, parteciparono, ciascuno a proprio modo, al Risorgimento e alla libertà del popolo italiano.

Bianchi era nato nel 1804 a Torno, un piccolo borgo sul lago di Como, e aveva imboccato da ragazzino la strada del seminario. Sviluppando il proprio talento letterario in parallelo agli studi teologici e filosofici, a 23 anni aveva ottenuto una prestigiosa commissione, l’elogio funebre in versi per Alessandro Volta che realizzò con un carme di 833 endecasillabi. L’abito talare non impedì al giovane comasco di legarsi alla mazziniana “Giovine Italia” e, una volta nominato vice Rettore del Collegio Ghislieri, di propagandare negli ambienti universitari pavesi i propri sentimenti anti austriaci, le idee mazziniane e l’aspirazione a un’Italia unita.

Al ricordo di Tommaso Bianchi, a 190 anni dalla morte, il quotidiano La Provincia di Como ha dedicato un articolo firmato da Tiziano Ramagnano.

https://www.ghislieri.it/wp-content/uploads/2024/07/BIANCHI-PRETE-POETA.pdf

La Provincia pavese ha ricordato il sacerdote-carbonaro con un ritratto firmato da Roberto Lodigiani.

https://www.ghislieri.it/wp-content/uploads/2024/07/prete-carbonaro.pdf