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Croniche di messer Giouanni Villani

Giovanni Villani

Croniche di messer Giouanni Villani cittadino fiorentino

In Vinetia per Bartholomeo Zanetti Casterzagense, 1537

Uno dei testi più importanti e rappresentativi della letteratura storica italiana, le Croniche di messer Giouanni Villani cittadino fiorentino* offrono una panoramica cronologica dell’origine e della storia di Firenze fino alla fine del XIV secolo. L’autore concepì il progetto a seguito di un viaggio a Roma per il giubileo del 1300. Sollecitato dalla vista degli antichi monumenti e dall’esempio degli autori che tramandano le memorabili gesta dei Romani, decise di dar vita a un’operazione ancora intentata: scrivere la storia della propria patria che di Roma era «figliuola e fattura». Firenze è dunque, anche sul piano dell’ideazione, l’epicentro delle Croniche che mantengono, pur nella novità di intenti, l’impianto della cronaca universale. La narrazione ha inizio dalla torre di Babele e tratta i fatti del mondo fino alla contemporaneità dell’autore, in 13 libri (12 secondo la vulgata), frammentati in autonomi capitoli di vario numero. I primi sette libri (circa un quarto dell’intera opera) procedono dalla torre di Babele al 1264 (chiamata di Carlo d’Angiò in Italia); dal 1265 la narrazione acquisisce maggiore ampiezza e analiticità. Dalla seconda metà del libro VIII la Cronica riguarda la storia contemporanea a Villani fino a giungere all’attualità. La peculiare attenzione di Villani agli aspetti economico-finanziari, statistico-demografici e amministrativi di Firenze conferisce alle Croniche  anche un ruolo documentario.
La scrittura dell’opera in «piano volgare» intende arrecare «frutto» e «diletto» al pubblico dei non letterati sia mediante il fare «memoria» delle cose notevoli di Firenze, di cui si esalta la nobiltà e la grandezza a partire dalle origini, sia tramite l’«esemplo» etico-morale e politico-civile, centrando la riflessione sul tema delle «mutazioni averse e filici». Pur nella frammentazione del racconto cronachistico, Villani fa emergere il progressivo costituirsi dell’assetto istituzionale che trasforma la fisionomia politico-civile e militare dell’antico Comune e ne pone il nuovo baricentro nel ‘popolo grasso’ e nelle Arti. Socialmente e politicamente legato ai «buoni uomini di Firenze», «mercatanti e artefici», l’autore esprime polemicamente, negli ultimi libri, un crescente disagio e fastidio per i reggenti e il loro operato anche a causa dell’aumentato potere dei popolani nelle istituzioni.
Il successo e la diffusione della monumentale opera furono rilevanti, come attesta l’imponente tradizione manoscritta; il testo assunse un carattere quasi ufficiale e divenne il caposaldo e il punto di confronto obbligato della successiva cronachistica e storiografia fiorentina.


* Croniche di messer Giouanni Villani cittadino fiorentino, nelle quali si tratta dell’origine di Firenze, & di tutti e fatti & guerre state fatte da Fiorentini nella Italia, & nelle quali anchora fa mentione dal principio del mondo infino al tempo dell’Autore, di tutte le guerre state per il mondo, cosi de principi christiani fra loro, come de gli infedeli, & de christiani con gli infedeli. Historia nuoua & utile a sapere le cose passate fatte per tutto l’uniuerso

L’autore

Giovanni Villani, nato a Firenze intorno al 1280 da famiglia popolana, si dedicò fin dalla giovinezza alla mercatura. Partecipò attivamente alla vita politica fiorentina: nel 1316, nel ’21 e nel ’28 fu eletto priore e nel ’17 membro della commissione per le nuove gabelle; nel ’21 venne scelto come membro della magistratura delle mura e nel ’28 fu uno degli ufficiali addetti a far fronte alla carestia che imperversava nella città. Qualche anno dopo, nel 1331, fu sollevato dall’accusa di corruzione che gli era stata imputata al tempo in cui era stato camarlingo del Comune per l’edificazione delle mura. Nel 1335 venne coinvolto nella bancarotta dei Bardi, dal cui fallimento fu travolta anche la sua società. Ancora una volta accusato di collusione con gli stessi Bardi, venne imprigionato per qualche tempo. Morì nell’epidemia di peste del 1348.