“Una nuova prospettiva che offre una chiave interpretativa unificata per comprendere le basi molecolari delle malattie neurodegenerative e getta le fondamenta per lo sviluppo di diagnosi precoci e terapie più efficaci” risponde il professor Michele Vendruscolo quando gli si chiede di illustrare la lezione on line (The Thermodynamic Hypothesis of Protein Aggregation) che il 16 maggio alle ore 12 terrà al corso di formazione avanzata per medici e biologi sul tema Aging.
Professore di Biofisica, direttore del Laboratorio di Chimica della Salute e co-direttore del Centro per le Malattie da Misfolding presso il Dipartimento di Chimica dell’Università di Cambridge, dove si è trasferito da più di vent’anni, Michele Vendruscolo è un’autorità riconosciuta nel campo della ricerca sull’Alzheimer e il Parkinson, malattie complesse e disabilitanti molto diffuse in età geriatrica. I numeri parlano chiaro: nei prossimi 25 anni, secondo il World Alzheimer Report, potrebbero ammalarsi fino a 139 milioni di persone. La messa a punto di nuovi farmaci in grado di bloccare la neurodegenerazione prospetta importanti traguardi che però, ha avvertito Vendruscolo in più occasioni, non sono né immediati né, al momento, privi di rischi: le terapie approvate negli Stati Uniti per l’uso clinico sono ancora allo stato iniziale e l’entità degli effetti collaterali, che possono essere anche molto pericolosi, non è stata ancora stabilita. “Tuttavia dobbiamo pensare in termini di progresso graduale e l’approvazione di due primi farmaci che modificano il corso della malattia è una grande novità dal punto di vista terapeutico”. Per affilare le armi occorre insistere con la ricerca.
“La mia lezione si concentrerà sull’ipotesi termodinamica dell’aggregazione proteica, una proposta innovativa che spiega la formazione di aggregati proteici patologici. Questi aggregati sono caratteristici dell’Alzheimer e del Parkinson proprio come conseguenza inevitabile della termodinamica cellulare – spiega ancora Vendruscolo _. Secondo questa ipotesi, molte proteine cellulari sono espresse a concentrazioni prossime alla loro soglia di solubilità, rendendo i loro stati nativi metastabili e quindi suscettibili all’aggregazione”.
Il prof. Vendruscolo presenterà le evidenze a sostegno di questa teoria, mettendo in luce il ruolo della supersaturazione, dell’instabilità conformazionale e del sistema di omeostasi proteica. Verranno inoltre illustrati approcci terapeutici ispirati a questa visione, tra cui strategie termodinamiche volte a stabilizzare lo stato nativo delle proteine e approcci cinetici che mirano a rallentare i processi di aggregazione. Sarà dato spazio anche alla recente comprensione del ruolo della separazione di fase liquido-liquido nella formazione di condensati proteici e nel loro potenziale evolversi in strutture amiloidi.

