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Tre percorsi femminili nella costruzione della Repubblica

Nel racconto della storia della Repubblica italiana il contributo delle donne appare marginale o accessorio. Eppure il processo di transizione dal fascismo alla democrazia repubblicana ha visto protagoniste numerose figure femminili che, attraverso l’antifascismo, la partecipazione all’Assemblea Costituente e l’impegno riformatore, hanno contribuito in modo decisivo alla definizione dei principi fondamentali dello Stato democratico.

Il Collegio Ghislieri – in collaborazione con l’Istituto pavese per la storia della resistenza e dell’età contemporanea e IUSS, Scuola Universitaria Superiore Pavia – ha organizzato il ciclo di conferenze dal titolo“Una Repubblica al femminile” che intende sottolineare il ruolo fondamentale delle donne nella Resistenza, nella stesura della Costituzione e nelle grandi riforme civili e sociali del dopoguerra. Verranno messe in luce le figure di Lina Merlin (25 febbraio), Maria Maddalena Rossi (4 marzo) e Tina Anselmi (18 marzo): tre percorsi distinti ma profondamente intrecciati, accomunati da una visione della politica come strumento di emancipazione sociale e di giustizia.

In particolare, il 25 febbraio verrà presentato il libro Lina Merlin. Una donna, due guerre, tre regimi (ed. Angeli) di Monica Fioravanzo. Discuteranno con l’autrice Pierangelo Lombardi ed Elisa Signori dell’Istituto pavese per la storia della resistenza e dell’età contemporanea.

Il 4 marzo Benedetta Sceresini presenterà il suo libro Madre della Repubblica. Maria Maddalena Rossi nell’Italia del Novecento (Biblion) discutendo con Pierangelo Lombardi e Marina Tesoro dell’Istituto pavese per la storia della resistenza e dell’età contemporanea.

Tina Anselmi, la donna delle riforme sociali (Prometheus) è invece il libro scritto da Alba Lazzaretto che sarà presentato dall’autrice, il 18 marzo, assieme a Elisa Signori e Marina Tesoro.

Gli incontri, a ingresso libero, si terranno nell’Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri alle ore 18.

Antifascismo e formazione politica

L’esperienza dell’antifascismo costituisce il primo elemento di convergenza fra le tre figure. Lina Merlin (1887 – 1979), insegnante e militante socialista, fu perseguitata dal regime per il suo rifiuto di prestare giuramento al fascismo, subendo confino e sorveglianza politica. La sua opposizione al regime si radicava in una concezione etica della politica, intesa come difesa della dignità umana e dei diritti civili. Maria Maddalena Rossi (1906 – 1995), militante comunista, sviluppò il proprio antifascismo all’interno delle reti clandestine e dell’esilio politico. La sua riflessione si concentrò in particolare sulla condizione femminile che il fascismo aveva relegato a una dimensione domestica e subordinata, facendo della liberazione delle donne una componente imprescindibile della liberazione democratica. Tina Anselmi (1927 – 2016), più giovane rispetto a Merlin e Rossi, maturò la propria coscienza politica durante la Resistenza. Staffetta partigiana nelle brigate cattoliche, Anselmi incarnò una forma di antifascismo popolare e radicato nel territorio, che avrebbe poi tradotto in un impegno politico ispirato ai valori del cattolicesimo democratico.

Le donne alla Costituente

L’Assemblea Costituente rappresentò uno spazio inedito di partecipazione politica per le donne italiane, che per la prima volta esercitarono pienamente i diritti politici. Lina Merlin, Maria Maddalena Rossi e Tina Anselmi contribuirono, da posizioni ideologiche differenti, alla definizione dei principi costituzionali relativi all’uguaglianza e alla dignità della persona.

Merlin e Rossi – tra le ventuno donne elette all’Assemblea Costituente – furono attive nel rivendicare l’uguaglianza giuridica e sostanziale tra uomini e donne. Maria Maddalena Rossi intervenne con forza sul tema della parità salariale e del diritto delle donne al lavoro, anticipando questioni che sarebbero rimaste centrali nel dibattito politico dei decenni successivi. Lina Merlin si distinse per la sua attenzione ai diritti civili e alla tutela delle minoranze, contribuendo a una lettura inclusiva dell’articolo 3 della Costituzione. Tina Anselmi non fu membro dell’Assemblea Costituente, ma la sua formazione politica si collocò direttamente nell’alveo di quei valori costituzionali, che avrebbe poi difeso e attuato nel corso della sua lunga carriera parlamentare. In questo senso, la sua figura può essere letta come un ponte tra la stagione costituente e quella della piena attuazione della Costituzione.

L’impegno riformatore

Il tratto forse più significativo che accomuna Merlin, Rossi e Anselmi è la traduzione dei principi antifascisti e costituzionali in riforme concrete. Lina Merlin è indissolubilmente legata alla legge n. 75 del 1958, che abolì le case di tolleranza. Tale riforma non fu soltanto una misura di carattere morale, ma un intervento radicale contro la mercificazione del corpo femminile e contro una legislazione che istituzionalizzava la disuguaglianza di genere.

Maria Maddalena Rossi portò avanti un’intensa attività parlamentare e culturale sui diritti delle donne, insistendo sulla necessità di un cambiamento strutturale nei rapporti di lavoro e nella rappresentanza politica. Storica presidente dell’UDI, Unione Donne Italiane, contribuì a costruire una coscienza femminista all’interno della sinistra italiana, in un contesto spesso resistente alle istanze di genere.

Tina Anselmi, prima donna ministro della Repubblica, rappresenta il compimento istituzionale di quel percorso. Il suo ruolo nella riforma sanitaria e nell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale testimonia una concezione della politica come servizio alla collettività. Inoltre, la sua presidenza della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2 confermò un impegno coerente nella difesa della democrazia e della legalità repubblicana.



Lina Merlin, Maria Maddalena Rossi e Tina Anselmi incarnano tre modalità diverse ma complementari di essere donne nella politica del Novecento italiano. Antifasciste, protagoniste – dirette o ideali – della stagione costituente e riformatrici, contribuirono a ridefinire il ruolo delle donne nello spazio pubblico e a dare sostanza ai principi della Repubblica. Il loro lascito non risiede soltanto nelle leggi approvate o negli incarichi ricoperti, ma in una visione della democrazia come processo inclusivo, fondato sull’uguaglianza, sulla giustizia sociale e sulla responsabilità etica dell’azione politica.

Qui la locandina del ciclo di conferenze