Il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e figura di riferimento nella medicina italiana, interverrà giovedì 15 maggio alle 18 al corso di formazione avanzata Aging del progetto Progressi in Biologia e Medicina del Collegio Ghislieri. “La dieta che allunga la vita” è il titolo dell’intervento online che terrà a conclusione della seconda giornata. Remuzzi si è laureato in Medicina e Chirurgia a Pavia nel 1974 e si è specializzato in Ematologia Clinica e di Laboratorio e in Nefrologia Medica. Ha sempre affiancato al lavoro clinico in ospedale un’intensa attività didattica e di ricerca che lo ha portato a raggiungere prestigiosi traguardi. Ha tra l’altro ricevuto nel 2006, dal Presidente della Repubblica, il titolo di Commendatore della Repubblica e nel 2022 di Cavaliere di Gran Croce. È editorialista del Corriere della Sera.
“Oggi si muore più di cattiva alimentazione che di droga, fumo, alcol e rapporti sessuali a rischio messi insieme – spiega -. Mangiare bene significa prevenire il 40% dei tumori e il 50% di patologie cardiache, oltre al diabete e all’ipertensione”.
Quanto alla famosa dieta mediterranea, tra le alimentazioni più consigliabili (anche se in Italia pare essere seguita sempre meno), Remuzzi afferma: “E’ certamente un modello di dieta positivo: frutta, verdura, legumi, poca carne e un po’ di pesce, preferibilmente di piccole dimensioni. E, come grassi, olio di oliva e frutta secca. Va detto, però, che anche le diete di certi Paesi dell’Africa aiutano la popolazione a contrarre meno malattie, così come risulta corretta l’alimentazione praticata in Sudamerica, Cina, Australia e Giappone: per questa ragione vorremmo realizzare una piramide alimentare dedicata a ciascun Paese del mondo”.
Nel suo intervento al corso Aging il professor Remuzzi illustrerà anche la sua ultima ricerca, conclusa nel marzo 2025. “Abbiamo seguito centomila donne, in età compresa tra i 39 e i 69 anni, e verificato che diecimila di esse, avendo adottato una dieta sana, sono invecchiate molto bene. Chi invece ha fatto ricorso frequentemente a cibi confezionati e ultra-processati ha avuto maggiori difficoltà a raggiungere i 70 anni e, soprattutto, a farlo in buone condizioni fisiche e cognitive”.
(Daniela Scherrer)

