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Pietro Binda, riflettori su un medico dimenticato

Nel 1919 Pietro Binda, medico italiano di 35 anni, pubblicò un rapporto intitolato Il fenomeno della spalla. Un nuovo sintomo di irritazione meningea nel quale descriveva quello che sarebbe stato ricordato come “il segno Binda”, un indispensabile indicatore nella diagnosi precoce di rilevamento della meningite tubercolare (TBM).
Alunno del Ghislieri, Pietro Binda (1884 – 1967) si era iscritto alla Facoltà di Medicina presso l’Università di Pavia nel 1904, laureandosi a pieni voti sei anni dopo. Allievo di Camillo Golgi (1843-1926), Premio Nobel nel 1906 per il suo lavoro pionieristico sul sistema nervoso, e di Carlo Forlanini (1847-1918), pioniere nel trattamento della tubercolosi polmonare, Binda seppe conciliare i doveri clinici con l’insegnamento e la ricerca. La sua pubblicazione più importante, che descrive il “fenomeno della spalla”, si basava sull’esperienza clinica maturata durante la prima guerra mondiale, quando in un piccolo ospedale militare per malattie infettive ebbe modo di verificare che numerosi casi di meningite cerebrospinale erano proprio caratterizzati dalla comparsa precoce di un segno clinico specifico.

Per sottolineare ancora oggi l’importanza di quel contributo e a testimonianza del valore duraturo della semiotica neurologica, il prof. Paolo Mazzarello con Valentina Martinelli, Maria Carla Garbarino e Francesco Brigo ha pubblicato sulla rivista Neurologicas Sciences l’articolo A forgotten physician, A fading sign: rediscovering Pietro Binda (1884–1967) and his shoulder phenomenon compilato grazie a ricerche di archivio effettuate presso il Collegio Ghislieri e l’Università di Pavia.

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