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A giugno tornano “I linguaggi della Storia” – Fascismo, razzismo e superstizione

“Erodoto parlava di biografie, migrazioni, guerra, uno storico contemporaneo può parlare delle stesse cose”. Con queste poche parole Cesare Zizza, Professore associato di Storia greca all’Università di Pavia, illustra il senso che lega gli appuntamenti de I linguaggi della storia, evento che dopo un primo ciclo primaverile torna con un ciclo estivo curato dal prof. Zizza insieme a Francesco Torchiani, ricercatore di Storia contemporanea nell’ateneo pavese.

“Il primo ciclo era nato come una sorta di sperimentazione che ha avuto tanto travaglio, anche a causa delle restrizioni dovute al Covid”, continua il prof. Zizza. “Questo secondo intende continuare sulla stessa linea, perché tutti gli interventi rispondono a un’urgenza: la storia, a prescindere dall’ambito cronologico di cui si occupa, ha bisogno di essere ripensata. Va ripensato sia il modo in cui va insegnata sia il modo in cui va comunicata. Davanti a tutti gli elementi che portano a dare poca importanza alla storia – a livello istituzionale, ministeriale, di programmi scolastici – sentivamo il desiderio di creare un discorso unitario sui linguaggi della storia. Una storia può essere una biografia, la storia di una città, la storia di un’idea, la storia militare: è declinabile in tanti modi che però non creano una differenza nel modo di fare storia dal mondo antico a quello contemporaneo. Cambiano i protagonisti, cambiano i contesti, ma il metodo – il codice narrativo – non ha soluzione di continuità”.

Il primo dei tre appuntamenti è in programma giovedì 16 giugno, alle ore 18 in Aula Goldoniana, con Victoria De Grazia, docente di Storia europea alla Columbia University di New York, che parlerà di Totalitarismo e affettività. Lo spunto è il suo nuovissimo saggio Il perfetto fascista. Una storia di amore, potere e moralità nell’Italia di Mussolini(Einaudi, 2022), in cui racconta la storia di Attilio Teruzzi, che da buon soldato durante la Grande Guerra finisce per diventare guida di una squadra di picchiatori, fare carriera nel regime e collaborare con le SS, nonostante il matrimonio con Lilliana Weinmann, giovane diva dell’opera, newyorkese ed ebrea.

Giovedì 23 giugno, alle ore 17 nella Biblioteca dell’Università di Pavia, tocca a Silvana Patriarca con Il colore della Repubblica. I silenzi della storia e le storie ritrovate. L’autrice, Professor of History alla Fordham University di New York, prende spunto dal proprio omonimo volume pubblicato da Einaudi e dedicato ai cosiddetti “figli della guerra” e al razzismo nell’Italia postfascista, sviluppando riflessioni sulla concezione di italianità – europea e bianca – sottesa a quest’atteggiamento.

Infine, giovedì 30 giugno alle ore 18, si torna nella nostra Aula Goldoniana per Il caso e la generalizzazione. L’eredità de ‘L’eredità immateriale’, con Giovanni Levi, Professore ordinario di Storia moderna all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia. Anch’egli partendo dal proprio ultimo libro L’eredità immateriale(Il Saggiatore, 2020) affronta la carriera di Giovan Battista Chiesa: prete, guaritore, esorcista e imbonitore che batte le campagne piemontesi di fine Seicento promettendo la salvezza dell’anima e la liberazione da ogni influsso del demonio – almeno fino a che un processo intentato dal Santo Uffizio non lo costringe a cessare la propria attività.

“Abbiamo scelto di utilizzare il termine linguaggi al plurale proprio perché la storia non è singolare”, spiega il prof. Zizza. “Ci sono storie e storie. Alla base di tutto c’è un’indagine; cambiano però i punti di vista, i focus, gli approcci, i tagli. E, di conseguenza, anche i linguaggi si adeguano al modificarsi di questi aspetti. Il nostro plurale esprime intenzionalmente il contrario di ciò che solitamente si pensa quando si inizia a studiare storia a scuola: che sia un unico linguaggio, costituito dalla data, dal fatto, da un elenco infinito di eventi. Il linguaggio invece è vitalità, quindi gode anche della diversità”.

Gli incontri con I linguaggi della storia non si chiuderanno con quest’estate. “In novembre ci sarà anche un terzo ciclo”, anticipa, “dedicato alla storia antica. Dando spazio all’antichistica vuole parlare di guerra nel mondo antico racconti di guerra, protagonisti di guerra e tecniche di guerra nel mondo antico. Ma verterà anche sulle tradizioni del linguaggio oracolare, un particolarissimo aspetto del linguaggio storico”.