Ci sono figure che attraversano la storia degli studi senza mai occupare davvero la scena pubblica, ma lasciando un’impronta profonda e duratura nella formazione di intere generazioni. Cesare Bozzetti appartiene a questa rara genealogia di maestri: filologo rigoroso, allievo del Collegio Ghislieri, docente dell’Università di Pavia, protagonista appartato ma decisivo di quella stagione straordinaria della “scuola pavese” che ha visto convivere e dialogare personalità come Maria Corti e Cesare Segre.
A cento anni dalla nascita (Cremona, 1925 – Pavia, 1999), la sua figura torna al centro di una riflessione critica e affettiva con la presentazione del volume di Claudio Vela, “Cesare Bozzetti 1925-2025. Con una raccolta di scritti e testimonianze” (Ibis Edizioni, 2025), in programma giovedì 16 aprile 2026 alle ore 16 nell’Aula VII dell’Università degli Studi di Pavia (Strada Nuova 65). L’incontro, sostenuto dalla Fondazione Maria Corti, sarà anche l’occasione per presentare la collana “Scuola italiana”, progetto editoriale che si propone di ricostruire, con consapevolezza storica e rigore critico, le linee portanti della tradizione erudita e letteraria italiana nel contesto europeo.
In questo quadro, il volume dedicato a Bozzetti si configura come un gesto insieme scientifico e memoriale: una raccolta di scritti e testimonianze che restituisce il profilo di un intellettuale “seminatore silenzioso”, per usare le parole scelte da Vela nella sua epigrafe, capace di incidere in profondità proprio attraverso una scelta radicale di sottrazione — lontano dai convegni, dalle logiche della visibilità, dalla produzione accademica seriale.
Bozzetti è stato un maestro nel senso pieno del termine. Formatosi nel cuore della tradizione pavese, ha condiviso con Maria Corti non solo un orizzonte disciplinare — quello della filologia come pratica rigorosa di lettura e interpretazione dei testi — ma anche un’idea alta e esigente del lavoro intellettuale. Se Corti ha fondato il Centro per gli Studi sulla Tradizione Manoscritta di Autori Moderni e Contemporanei, ridefinendo il rapporto tra filologia e modernità, Bozzetti ha scelto un percorso più appartato ma altrettanto radicale, dedicandosi allo studio della lirica tra Quattro e Cinquecento e riportando alla luce autori e tradizioni marginali, come nel caso della fondamentale edizione di Galeazzo di Tarsia.
La sua didattica, ricordata con intensità dagli allievi, era un’esperienza immersiva e spiazzante: nessun manuale, nessuna mediazione, ma un confronto diretto con testi e manoscritti spesso ignoti, in cui la ricerca prendeva forma sotto gli occhi degli studenti. “Un seminario continuo”, lo definisce Vela, in cui il sapere non veniva trasmesso come dato acquisito, ma costruito in fieri, attraverso indizi, ipotesi, percorsi aperti. Un metodo che formava non solo competenze, ma sguardi.

Al volume di Vela — filologo a sua volta e allievo diretto di Bozzetti — si affiancano, nella collana “Scuola italiana”, altri due titoli: Due maestri e un amico di Simone Albonico (2023) e Storia europea del «Cinque maggio» di Riccardo Lombardo (2025). A discuterne, insieme agli autori, saranno Mauro Novelli (Presidente del Centro Nazionale di Studi Manzoniani), Andrea Comboni (Università di Trento) e Massimo Danzi (Università di Ginevra), in un dialogo che intreccia filologia, storia della tradizione e memoria degli studi.
Ciò che emerge è anche un ritratto della Pavia accademica del secondo Novecento e del ruolo, diretto o indiretto, che istituzioni come il Collegio Ghislieri hanno avuto nel nutrire questo ambiente intellettuale. Bozzetti stesso, alunno del Collegio, incarna quella figura di studioso formatosi in un contesto in cui rigore, autonomia e profondità critica costituivano non un’eccezione, ma una pratica condivisa. Ricordarlo oggi significa interrogarsi su un modello di università e di trasmissione del sapere che appare insieme lontano e necessario: meno visibile, meno produttivo in termini quantitativi, ma capace di generare pensiero duraturo. Un modello che, come dimostra questo volume, continua a vivere nel lavoro e nella memoria dei suoi allievi.

