Storie in divenire è il tema della quindicesima edizione del Premio Ghislieri, momento istituzionale che aprirà, giovedì 8 ottobre, anche l’anno accademico del Collegio. La cerimonia si terrà alle 18 nell’Aula Magna alla presenza di esponenti del mondo accademico, imprenditoriale, professionale e istituzionale e celebrerà due percorsi ghisleriani di eccellenza: quello di una brillante promessa che già si è distinta nel proprio ambito professionale e quello di una personalità che, nel corso della carriera, ha lasciato un segno profondo nella cultura, nella ricerca o nella società. Il Premio Ghislieri 2026 sarà dunque assegnato ad Alice Gioia, giornalista della BBC, oggi Senior Producer, che in pochi anni ha costruito un percorso internazionale distinguendosi per la qualità del suo lavoro e per numerosi riconoscimenti ottenuti nel panorama dell’informazione. A ricevere il Premio Ghislieri alla carriera sarà invece lo storico Guido Crainz, tra i più autorevoli studiosi dell’Italia contemporanea, capace di raccontare le trasformazioni del Paese con uno sguardo rigoroso e insieme profondamente civile.

Alice Gioia, giornalista cresciuta a Cava Manara, inizia la carriera a 19 anni: mentre studia Filosofia ed è alunna al Collegio Ghislieri diventa la più giovane direttrice di Inchiostro, il giornale degli studenti dell’Università di Pavia. Nel 2008 inizia a collaborare con la RAI come redattrice di Un Giorno Da Pecora, l’irriverente talk show radiofonico creato da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro. Nel 2012 si trasferisce a Londra per frequentare la Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo della London College of Communication. Nel 2013 inizia a lavorare in BBC dove scrive, produce e presenta pezzi radiofonici, televisivi, podcast e contenuti online per i programmi di punta di Radio 4, BBC News e BBC World Service. In 13 anni di servizio in BBC ha seguito alcuni degli eventi storici più significativi della politica inglese e internazionale: la morte di Margaret Thatcher, la crisi migranti in Europa, la Brexit, gli attentati a Charlie Hebdo a Parigi e Bruxelles, il Covid-19. Il suo lavoro per il Today programme – il notiziario più ascoltato nel Regno Unito – ha contribuito nel 2016 alla vincita del prestigioso ARIA Awards. Come presentatrice ha curato una serie di programmi di approfondimento dedicati a Fausto Coppi, Gino Bartali e Pasquale Rotondi, lo storico dell’arte che durante la Seconda Guerra Mondiale ha salvato più di 10mila opere dalle razzie naziste, e ha co-prodotto un’inchiesta investigativa sul crollo del Ponte Morandi a Genova.

Guido Crainz, nato a Udine, già professore ordinario di Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Teramo, ha dedicato le sue ricerche alla società rurale dell’Ottocento e del Novecento, alla più generale storia dell’Italia e dell’Europa nell’età contemporanea e al rapporto fra storia, memoria e media. Ha fatto parte del Direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia e dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza oltre che del Comitato scientifico dell’Istituto Alcide Cervi e della redazione delle riviste Meridiana, Trimestre, Storia e problemi contemporanei. Ha collaborato a lungo con i programmi culturali di Radio Tre, per i quali ha realizzato anche numerosi documentari radiofonici. Per la televisione ha realizzato i programmi: Gli anni cinquanta (assieme a Corrado Farina), 20 puntate, Raieducational 1997; Il paese mancato (assieme a Italo Moscati), nella serie “La grande Storia in prima serata”, Raitre, 17 dicembre 2005. Nel 2012 è stato inoltre consulente del programma di Raistoria La storia in 4 D. Gli anni ottanta (2013). È stato editorialista del quotidiano la Repubblica e ha collaborato anche alle sue pagine culturali. Autori di numerosi libri, ha dato alle stampe di recente, per i tipi di Donzelli editore, il volume Storia della Repubblica. L’Italia dalla Liberazione ad oggi .
I premiati riceveranno il trofeo Infinito realizzato dall’architetto Giulio Iacchetti con Dario Gaudio. Libera interpretazione del Nastro di Moebius, simbolo dell’infinito e di una linea senza interruzioni, il trofeo illustra quella continuità tra passato e futuro che caratterizza le attività del Collegio. La tradizione che, attraverso un’ininterrotta tensione ideale lega il Ghislieri alle nuove sfide, è stata trasposta dai due architetti nell’idea di una linea che, partendo dal 1567, data di istituzione del Collegio, si protende senza fine verso il domani. Due le versioni del trofeo, bianca per il Premio Ghislieri e nera per il Premio Ghislieri alla carriera. Un simbolico passaggio di testimone fra generazioni.

