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Campagna archeologica diretta da Elena Calandra

All’ombra dell’Arco di Gallieno, nel cuore pulsante e stratificato dell’Esquilino, Roma ha ancora molto da raccontare. È qui, presso l’area della Chiesa dei Santi Vito e Modesto, che ha preso vita la nuova campagna di indagini archeologiche dell’Università di Pavia, le cui attività proseguiranno fino al 26 giugno. La campagna di scavo, ribattezzata “@Pavia_at_Rome”, è diretta dalla professoressa Elena Calandra, docente del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Ateneo pavese, nonché ghisleriana e tutor per gli studenti in corso.
La missione capitolina di quest’anno si pone in diretta continuità con le ricerche avviate nel 2025. L’obiettivo è riprendere le fila di un discorso interrotto cinquant’anni fa: il team sta infatti lavorando per recuperare, valorizzare e rileggere con strumenti all’avanguardia i materiali emersi durante gli scavi condotti dalla Soprintendenza negli anni Settanta.
Sul campo, la squadra composta da studenti e ricercatori italiani e internazionali sta applicando le più avanzate tecniche di rilievo e documentazione digitale. L’attenzione è concentrata sulle complesse dinamiche insediative del rione storico, indagando in particolar modo i resti delle imponenti Mura Serviane e l’articolata rete di infrastrutture idriche a esse collegate.
I lavori si svolgono all’interno di una solida cornice istituzionale. La campagna opera in regime di concessione, grazie al Decreto del Direttore Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, dott. Fabrizio Magani, e si sviluppa in stretta sinergia con la Soprintendenza Speciale di Roma (guidata dalla dott.ssa Daniela Porro), con il funzionario archeologo responsabile, il dott. Fabrizio Santi, e grazie all’accoglienza della Parrocchia di Santa Maria Maggiore in San Vito, nella persona di Padre Simone Pietro Russo.
Uno dei tratti più affascinanti dell’intero progetto è la sua forte vocazione all’archeologia pubblica. Il cantiere di San Vito non è un laboratorio inaccessibile, ma un frammento di storia restituito alla vita quotidiana della Capitale. Durante le settimane di lavoro, lo scavo rimane sempre aperto al pubblico: cittadini, passanti e turisti possono avvicinarsi per osservare le indagini dal vivo. A fare da guide sono gli stessi studenti e archeologi, pronti a illustrare in diverse lingue il metodo di scavo e il significato dei reperti che emergono dalla terra.
Questa volontà di fondersi con il tessuto urbano si riflette anche nelle collaborazioni logistiche e culturali. Da un anno l’Università di Pavia ha intrecciato un dialogo costante con il Liceo Classico “Pilo Albertelli” di Roma. Dopo aver coinvolto gli alunni romani in progetti legati proprio all’Esquilino, è ora il Liceo stesso ad aprire le sue porte, offrendo ospitalità al team pavese per l’intera durata della campagna. Un’operazione corale resa possibile anche dal fondamentale supporto logistico garantito dalla Protezione Civile di Roma Capitale.
Una bella pagina di ricerca e divulgazione, che vede l’eccellenza scientifica pavese – e con essa un pezzo della nostra comunità ghisleriana – operare in prima linea sul campo.