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A Elena Zambelli il Premio di laurea Merlini

Tra diritto e nuove tecnologie, il futuro della giustizia passa anche dall’intelligenza artificiale. Un terreno complesso, ancora in piena trasformazione normativa e teorica, che intreccia questioni di prova, garanzie costituzionali, affidabilità statistica e tutela dei diritti fondamentali. È dentro questo scenario che si colloca il lavoro di ricerca di Elena Zambelli, 25 anni, ghisleriana e una laurea magistrale in Giurisprudenza all’Università di Pavia, vincitrice del Premio di laurea “Maria Gabriella Merlini”, destinato a studenti distintisi con tesi magistrali o di dottorato in ambito sociale, giuridico ed economico.
Elena Zambelli ha ottenuto il riconoscimento grazie alla tesi magistrale in Procedura penale discussa l’11 aprile 2025 dal titolo “Intelligenza artificiale nel procedimento penale alla luce del regolamento europeo 2024/1689: la prova generata automaticamente”, svolta sotto la supervisione della professoressa Livia Giuliani, ordinaria di Diritto processuale penale all’Università di Pavia. Un lavoro che affronta uno dei nodi più delicati del dibattito giuridico contemporaneo: la possibilità di utilizzare, all’interno del processo penale, prove elaborate o generate da sistemi di intelligenza artificiale. «La tesi nasce dal desiderio di capire come l’intelligenza artificiale possa incidere concretamente sul procedimento penale», racconta Elena Zambelli. «Mi interessava soprattutto interrogarmi sulla compatibilità tra strumenti fondati su logiche statistiche e i principi garantisti che regolano l’accertamento penale. Ho cercato di analizzare il rapporto tra innovazione tecnologica e diritto alla luce della normativa europea più recente, con particolare attenzione ai limiti e ai rischi di una prova generata automaticamente». Il lavoro si confronta infatti con il nuovo regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, interrogandosi sulle implicazioni giuridiche dell’utilizzo di sistemi algoritmici in ambito giudiziario e investigativo. Al centro della riflessione emerge una domanda cruciale: fino a che punto un accertamento penale può fondarsi su elaborazioni statistiche prodotte da un’intelligenza artificiale senza compromettere le garanzie del giusto processo? «L’aspetto più interessante», prosegue, «è stato comprendere come il diritto stia cercando di adattarsi a strumenti tecnologici che evolvono molto più rapidamente delle categorie giuridiche tradizionali. Nel processo penale il tema è particolarmente delicato, perché riguarda direttamente la libertà delle persone e la formazione della prova».
Attualmente Elena Zambelli sta svolgendo la pratica forense e si sta preparando al concorso in magistratura, con l’obiettivo di intraprendere la carriera giudiziaria in ambito penale. Il premio ricevuto rappresenterà un sostegno concreto proprio in questa direzione: «Utilizzerò il premio per iscrivermi a un corso di preparazione al concorso in magistratura, che spero di sostenere il prossimo anno una volta concluso il praticantato».
Nel suo percorso formativo, il Collegio Ghislieri ha avuto un ruolo decisivo: «Per me il Ghislieri è stato molto più di un luogo di studio. È stato una porta verso il mondo accademico e un ambiente che mi ha permesso di ampliare le mie conoscenze giuridiche guardandole da prospettive nuove. Ho incontrato persone e stimoli che hanno inciso profondamente sulla mia formazione personale e culturale. Sono davvero grata al Collegio per questa opportunità».