di CHIARA ARGENTERI
Piazza Ghislieri torna a brillare. Il Collegio Ghislieri ha ricevuto il sostegno congiunto della Fondazione di Comunità della Provincia di Pavia e della Fondazione Cariplo per un progetto di restauro e riqualificazione di uno tra i più suggestivi spazi del centro cittadino. Il progetto, co-finanziato dalle due fondazioni, è articolato in tre interventi distinti ma complementari: il restauro del basamento lapideo della statua di San Pio V, il ripristino della scalinata di accesso al Collegio in granito rosa di Baveno e il recupero del suo monumentale portone ligneo cinquecentesco. Un’operazione di restauro conservativo, affidata a professionisti qualificati e condotta sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, che non si è esaurita nel solo intervento tecnico: accanto ai lavori, infatti, sarà attuato un programma di valorizzazione culturale della piazza sia attraverso una cartellonistica didattica multilingue, dotata di QR code, che attraverso visite guidate organizzate dalla Delegazione FAI di Pavia.
L’obiettivo dichiarato è quello di riqualificare un’area, oggi declassata a semplice parcheggio, trasformandola in un’agorà della storia cittadina, sorvegliata da una figura silenziosa e austera: la statua bronzea di papa Pio V benedicente. Un capolavoro, questo, che da oltre tre secoli sfida il tempo e le intemperie con la severità di un pontefice e l’eleganza del bronzo. Non solo un monumento, ma un ponte ideale tra la Roma dei Papi e l’eccellenza accademica ticinese e pavese.

Correva l’anno 1696 quando la statua venne solennemente posizionata al centro della piazza. L’opera era stata concepita a Roma, cuore pulsante del Barocco europeo, sotto la direzione artistica del celebre pittore Ciro Ferri. Il modello era stato affidato alle mani sapienti di Francesco Nuvolone, scultore originario di Riva San Vitale nel Canton Ticino: formatosi a Roma, aveva assorbito la lezione di Gian Lorenzo Bernini e Alessandro Algardi traducendola in una cifra personale, più controllata ma comunque teatrale.
Nuvolone, esponente di quella straordinaria migrazione di artisti “dei laghi” che hanno costruito l’Europa barocca, seppe infondere nel metallo una vitalità straordinaria. La statua – fusa in bronzo dall’argentiere Filippo Ferreri – non è una semplice rappresentazione statica: il Papa è colto nell’atto del gesto pontificale per eccellenza, la benedizione, ma il drappeggio delle vesti e la postura suggeriscono un’autorità che va oltre la devozione.
La decisione del Collegio di erigere questo monumento alla fine del XVII secolo non fu casuale. In un’epoca in cui l’immagine era potere, collocare una statua bronzea di tali dimensioni significava ribadire l’identità e il prestigio dell’istituzione.
Realizzata interamente a Roma, la statua dovette affrontare un viaggio complesso: discese il Tevere, attraversò il mare fino a Genova e superò l’Appennino ligure. Giunta a destinazione fu infine collocata “in faccia” alla sua creatura, il Collegio, quasi a sorvegliare perpetuamente la condotta e gli studi degli Alunni che, ieri come oggi, varcano quel portone monumentale.
L’occhio esperto nota subito il contrasto tra la severità del volto – tipica dell’iconografia del Papa inquisitore – e la morbidezza del gesto. Francesco Nuvolone riuscì a catturare il paradosso di Pio V: un uomo di fede intransigente, capace di riformare la Chiesa dalle fondamenta, ma anche un pastore che “benedice” la conoscenza e il futuro.
Il basamento in marmo bianco, imponente e austero, eleva la figura sopra il piano stradale, creando un distacco gerarchico che era fondamentale nell’urbanistica barocca. La scelta del bronzo, materiale nobile e costoso, serviva a distinguere il monumento dalle comuni statue in pietra calcarea, garantendo una durata che, come vediamo oggi nel 2026, ha superato ogni aspettativa.
Uno degli episodi più curiosi nella storia della statua è legato al periodo delle invasioni napoleoniche. Nel 1796, durante l’occupazione francese, molte statue legate all’ancien régime o al potere ecclesiastico venivano distrutte o fuse per ricavarne cannoni. Anche la statua di Pio V rischiò la stessa sorte. A salvarla fu un gesto tanto semplice quanto geniale: l’intellettuale pavese Pietro Tamburini fece applicare un berretto frigio rosso sulla tiara papale della statua, trasformandola simbolicamente in un’icona rivoluzionaria. Un travestimento politico che ingannò i giacobini e permise alla scultura di sopravvivere.
Oggi, la statua di Pio V è molto più di un reperto storico. È un punto di riferimento per i pavesi e per i turisti che cercano l’anima dotta della città, testimone silenziosa di secoli di lauree e discussioni filosofiche e dei cambiamenti di una Pavia che si modernizza, pur restando fedele alle sue radici.
Guardare Pio V, specialmente al tramonto, quando il sole fa brillare i riflessi verdi della patina del bronzo, significa guardare l’essenza stessa di Pavia: una città che sa essere austera ma protettiva, antica ma eternamente vitale attraverso la sua cultura.

