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Zanzare, virus e clima: due articoli di Davide Sogliani

Davide Sogliani è un giovane ricercatore nato a Mantova che attualmente presta la sua attività all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, importante strumento operativo di cui dispone il Servizio Sanitario Nazionale per il controllo della sanità animale e della sicurezza alimentare. Qui si occupa dello studio delle tecniche innovative molecolari per l’identificazione di artropodi vettori in ottica One Health.

Alumno del Collegio Ca’ della Paglia, ha conseguito la laurea magistrale in Molecular Biology and Genetics nel 2021 ed il dottorato di ricerca in Genetics, Molecular and Cellular Biology nel 2024, entrambi presso il Dipartimento di Biologia e Biotecnologie dell’Università di Pavia.

Durante il dottorato, svolto nel laboratorio di Genetica e Genomica degli Insetti (https://bonizzonilab.unipv.it/) dell’Università di Pavia coordinato dalla prof.ssa Mariangela Bonizzoni, si è occupato dello studio delle interazioni che si instaurano tra virus insetto-specifici e zanzare del genere Aedes, i principali vettori arbovirali. Nel laboratorio pavese, i ricercatori usano il virus cell-fusing agent virus (CFAV) come modello per lo studio delle interazioni tra virus e zanzare. CFAV è capace di infettare e replicare solo negli insetti, pertanto non è patogeno per l’uomo, ma appartiene alla stessa famiglia virale (Flaviviridae) dei più importanti arbovirus di rilevanza sanitaria come dengue, Zika, virus del Nilo occidentale e virus della febbre gialla.

Il lavoro in laboratorio ha permesso al dottor Sogliani di contribuire alla stesura di due articoli scientifici di interesse internazionale. Nel primo, intitolato “Prolonged exposure to heat enhances mosquito tolerance to viral infection” (https://www.nature.com/articles/s42003-025-07617-8) e pubblicato su Communications Biology, Sogliani illustra il lavoro compiuto con i colleghi, in particolare Ayda Khorramnejad e Hugo Perdomo, sugli effetti dell’innalzamento della temperatura sulle risposte immunitarie antivirali della zanzara tigre asiatica (Aedes albopictus), specie ectoterma la cui attività fisiologica dipende totalmente dalla temperatura ambientale. Per mimare gli scenari tipici del cambiamento climatico, le zanzare sono state allevate per una generazione (zanzare acclimatate al caldo) oppure dieci generazioni (zanzare evolute al caldo) a temperature elevate e, una volta infettate con CFAV, confrontate con zanzare allevate in condizioni standard. Tra i principali risultati si è osservato come le zanzare evolute al caldo hanno una resistenza (i.e., capacità del vettore di combattere il patogeno) ridotta all’infezione virale rispetto alle zanzare acclimatate al caldo, ma un’aumentata tolleranza (i.e., la capacità del vettore di attenuare le conseguenze dell’infezione). L’osservazione del passaggio dalla resistenza alla tolleranza in zanzare adattate al caldo ha implicazioni significative, poiché una maggiore tolleranza comporta una minore pressione selettiva sul virus, riducendo così la probabilità di emergenza di varianti virali adattative, come avvenuto durante l’epidemia di Chikungunya del 2007.

Una versione più divulgativa dell’articolo, in inglese, è disponibile al seguente link: https://communities.springernature.com/posts/warmer-sicker-or-warmer-stronger-how-climate-change-shapes-mosquito-immunity

Il secondo studio, intitolato “Adaptive genomic signatures of globally invasive populations of the yellow fever mosquito Aedes aegypti” (https://www.nature.com/articles/s41559-025-02643-5) è uscito su Nature Ecology and Evolution,con primi autori i ricercatori Alejandro e Irma Lozada-Chávez. La zanzara della febbre gialla (Aedes aegypti) è il vettore più efficace di virus come dengue e Zika ed è attualmente diffusa nelle aree tropicali. Tuttavia, il cambiamento climatico e gli inverni sempre più miti fanno temere un suo futuro arrivo – e insediamento – in Europa. Di questa specie di zanzara esistono due forme ecologiche (ecotipi): una selvatica, confinata in Africa, ed una domestica, strettamente associata all’uomo e invasiva.

“In questo studio – spiega il dottor Sogliani – abbiamo analizzato centinaia di genomi di Aedes aegypti provenienti da tutto il mondo e identificato, nell’ecotipo invasivo, varianti genetiche legate all’adattamento alla vita in ambienti antropizzati. Queste varianti genetiche regolano funzioni sensoriali, nervose e metaboliche e potrebbero spiegare perché la forma domestica sia così efficace nel convivere con l’uomo e trasmettere virus. Questi risultati offrono quindi nuovi target per lo sviluppo di strategie di controllo innovative e mirate”.

Una versione più divulgativa dell’articolo, in inglese, è disponibile al seguente link: https://communities.springernature.com/posts/traces-of-human-specialization-in-the-genome-of-the-yellow-fever-mosquito

Oltre allo studio degli insetti vettori, il dottor Sogliani continua a lavorare nell’ambito dell’ecologia dei mammiferi. Recentemente è stato pubblicato l’Atlante dei Mammiferi in Italia (Edizioni Belvedere, https://www.edizionibelvedere.it/atlante-dei-mammiferi-in-italia.html), un’opera che documenta la distribuzione, la biologia e lo stato di conservazione di tutte le specie di mammiferi presenti sul territorio italiano; Sogliani è autore delle schede dedicate al coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus) e alla volpe rossa (Vulpes vulpes). Su questo fronte, continua anche a collaborare con i ricercatori del CNR-IRET di Sesto Fiorentino, il Dr. Emiliano Mori e il Dr. Leonardo Ancillotto, con i quali sta attualmente studiando il comportamento e l’ecologia dei mammiferi in contesto urbano, un tema di crescente importanza per comprendere le dinamiche di convivenza tra uomo e fauna selvatica e per promuovere strategie efficaci di gestione e tutela della biodiversità nelle aree urbane.