Se leggiamo i testi greci e latini entro la prospettiva dei visual studies constatiamo il riannodarsi del filo di una tradizione che affonda le sue radici nella stessa antichità classica: una lunga tradizione che metteva in relazione le arti figurative e la letteratura, condensata nel celebre motto oraziano ut pictura poesis. Questa percezione delle arti figurative come affini alla letteratura rappresenta un importante aspetto, ma non l’unico, della complessa interazione fra testo scritto e immagine nell’antichità. Questo vivace dibattito è rivolto tanto alla definizione di prospettive teoriche e di quadri interpretativi quanto all’analisi di singoli casi: in questa fioritura di studi ha inteso inserirsi la quattordicesima edizione delle
Giornate filologiche al Collegio Ghislieri di Pavia (giugno 2023), di cui ora vede la luce il volume degli atti per le Edizioni Il Castello di Foggia, a cura di Fabio Gasti e Silvia Speriani e con un’introduzione di Elisa Romano. Il titolo, Vedere parole, leggere immagini, suggerisce in modo significativo l’idea di intercambiabilità, implicita, all’origine di una lunga tradizione culturale.
Vedere parole, leggere immagini: gli atti del convegno

