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Lo scienziato che studia l’invecchiamento e la morte

E’ uno dei più eminenti scienziati al mondo nel campo della biologia strutturale. La sua scoperta della struttura tridimensionale del ribosoma, cruciale “macchina” cellulare responsabile della traduzione dei geni in proteine, gli è valsa nel 2009 il Premio Nobel per la chimica.  Ha dedicato la sua attività allo studio, attraverso metodi biofisici, dei processi nucleari e cellulari che portano alla sintesi proteica; più recentemente si è interessato alle ragioni dell’invecchiamento e della morte. L’avventura della sua carriera scientifica e i suoi pensieri sulla durata della vita sono brillantemente illustrati nei suoi libri La macchina del gene. La gara per decifrare i segreti del ribosoma (2021), pubblicato in Italia da Adelphi, e Why we die: The New Science of Longevity (2024), HarperCollins Publishers, ora in traduzione italiana.

Some thoughts on aging and the efforts to combat it è il titolo della lezione online che il professor Venkatraman Ramakrishnan terrà mercoledì 14 maggio alle 18, a conclusione della prima giornata del corso di formazione avanzata Aging del progetto “Progressi in Biologia e Medicina” del Collegio Ghislieri.

Morte, invecchiamento, sfide scientifiche ed etiche legate alla longevità: lo scienziato ha risposto in più occasioni alle domande sui limiti della vita attraverso interventi ai congressi, lezioni, interviste rilasciate a giornali e televisioni e destinate al grande pubblico.

«La morte, contrariamente a quel che si potrebbe pensare, non è “programmata” dai nostri geni. La durata della vita è un equilibrio biologico tra investimenti energetici per la riproduzione, la riparazione dei tessuti e la sopravvivenza dell’organismo. I meccanismi che ci tengono in vita da giovani sono gli stessi che, col tempo, contribuiscono al nostro declino».

«Il limite naturale della nostra specie non è superiore a 120 anni circa. Ciò non significa che non sia teoricamente possibile infrangere quella barriera, solo che sarà estremamente difficile e richiederà importanti progressi nella nostra comprensione dell’invecchiamento e nella capacità di intervenire nel processo di invecchiamento stesso».

«L’uomo desidera sconfiggere l’invecchiamento e la morte. Ma i desideri individuali possono entrare in conflitto con ciò che è meglio per la società. Una società in cui i tassi di fertilità sono molto bassi e la durata della vita è molto alta sarà una società stagnante, con un ricambio generazionale molto lento, meno dinamica e creativa».

«Gli scienziati devono sottolineare quanto sia migliore la nostra vita oggi rispetto a cento anni fa. Viviamo più a lungo e generalmente più sani grazie ai progressi della scienza e della tecnologia. Gli scienziati sono in prima linea nel rilevare eventuali problemi, quindi dobbiamo comunicare con il pubblico per mantenere la fiducia nella scienza».

«Le promesse di eterna giovinezza sono, nella maggior parte dei casi, prive di fondamento. I prodotti che promettono di invertire l’invecchiamento sono spesso più marketing che scienza».

«I consigli per vivere una vita lunga e sana riflettono i principi di buon senso tramandati nel corso dei secoli. Questi insegnamenti, che spesso ci vengono trasmessi dalle nostre nonne, includono il moderare l’alimentazione, fare esercizio, evitare lo stress e assicurarsi di dormire a sufficienza. La ricerca sull’invecchiamento sta ora confermando scientificamente l’importanza di questi consigli. Mangiare una varietà di cibi sani con moderazione può aiutare a prevenire problemi legati all’obesità. L’esercizio fisico aiuta a rigenerare i mitocondri, le “centrali elettriche” delle nostre cellule che forniscono energia. Il sonno, invece, permette al nostro corpo di effettuare riparazioni molecolari vitali».