Vivevo in un tempo lontano / ignaro e nascosto / nel sogno d’attesa scrive Licinio Oddicini in una delle sue liriche più apprezzate, L’attesa. E’ un giovane studente universitario di poco più di vent’anni, iscritto a Pavia alla facoltà di scienze politiche. Viene da Omegna, un paesone sul lago d’Orta, in Piemonte. Studia e scrive poesie. Ha il pallino del giornalismo. Di lì a poco sarà anche un giovane partigiano. Livio è il nome che si sceglie quando, nel 1943, decide di combattere il fascismo inseguendo il sogno di una Patria libera, democratica e giusta. Scrive, stampa e consegna i giornali partigiani “Il Crivello” e “Liberazione”; nel settembre 1944 è l’addetto stampa per la Giunta provvisoria di governo della repubblica partigiana dell’Ossola al fianco di Mario Bonfantini, Umberto Terracini, Gianfranco Contini, Ettore Tibaldi. Alla caduta della zona libera viene ospitato nei campi di internamento svizzeri, poi rientra in Italia al seguito delle Brigate Matteotti.
La sera del 25 aprile 1945 muore a Milano, davanti a San Vittore, con una pallottola in fronte. Stava per organizzare l’evasione dei prigionieri politici dal carcere. La mattina dopo i compagni trovano il suo corpo all’obitorio.
Nel 1946 il rettore dell’Università di Pavia, Plinio Fraccaro, gli conferisce la laurea ad honorem in Chimica.
Al nome di Licino Oddicini la Fondazione Ghislieri ha intitolato una borsa di studio per Ca’ della Paglia (che è stata attribuita negli anni accademici 2021-22 e 2024-25); ora il Collegio ospiterà una mostra documentaria organizzata nell’ambito del ciclo di appuntamenti Primavera di libertà.
Curata dalla Casa della Resistenza di Verbania, istituto che conserva le carte di Licinio Oddicini, sarà inaugurata il 25 marzo alle 18 nel Salone San Pio. «Saranno esposte fotografie, diari, poesie e lettere, tra cui la corrispondenza con Gianfranco Contini – spiega Andrea Pozzetta, direttore scientifico della Casa della Resistenza e curatore della mostra assieme a Paola Giacoletti, biografa di Oddicini –. Vogliamo ricordare la storia esemplare di un giovane partigiano che operò tra Pavia e le valli ossolane. Il titolo della mostra,“Soffro l’attesa”, è tratto dalla sua famosa lirica il cui manoscritto sarà esposto assieme agli altri documenti e ad alcuni cimeli provenienti dal Museo partigiano di Ornavasso».

