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Meritocrazia, i pro e i contro – Online i primi video del nostro Festival del Merito

Il merito: questione di responsabilità, di libero arbitrio, di utopia, di equità e di assistenza, oltre che di finanza e di sentimento. Dal 26 maggio al 3 giugno i primi sette incontri per Questioni sul merito, nell’aula virtuale del Ghislieri, hanno offerto prospettive diverse – e talora contrastanti – per scandagliare il tema che è al centro del lavoro del Collegio e della sua missione accademica e sociale. Adesso i video integrali di questi primi incontri sono disponibili al pubblico anche attraverso il canale YouTube del Collegio Ghislieri.

Maria Cristina Origlia, Presidente del Forum della Meritocrazia, giornalista socioeconomica del gruppo Sole 24 Ore e autrice del volume Questione di merito. Dieci proposte per l’Italia (Guerini, 2020), ha sottolineato come non si debba ridurre la meritocrazia a “testocrazia”. “Il tema dei test è sicuramente critico ma in qualche modo necessario. È un modo per mappare la situazione e andare a definire incentivi e interventi per migliorare la situazione. Dall’altra parte dovrebbero tuttavia esserci strumenti per poter riconoscere il merito che emerge da comportamenti virtuosi; cosa che al momento non c’è, così che sia difficile creare le condizioni giuste per migliorare il sistema”.

“Dipende molto dalle modalità del test e dalle politiche di accompagnamento”, aggiunge Maurizio Ferrera, Professore ordinario di Scienza Politica presso l’Università Statale di Milano e apprezzato editorialista del Corriere della Sera. “Ci vorrebbero dati sulla provenienza socioeconomica di chi passa un test d’ammissione, come ad esempio quello di un collegio universitario di merito, in maniera tale da analizzare in che grado rifletta e non corregga l’handicap di cui sembrano essere cadute vittima le prestigiose università della Ivy League: in America c’è una chiara sovrarappresentazione di quei giovani che, proveniendo da famiglie socioeconomicamente più avvantaggiate e abbienti, è probabile ne abbiano tratto vantaggio immeritato”.

“C’è un dibattito enorme in ambito anglosassone riguardo alla moral luck, la fortuna morale che è parte essenziale della nostra vita, che non dipende dalle nostre scelte. A fronte di intenzioni identiche e comportamento identico, effetti differenti possono portare a conseguenze diverse”, spiega Mario De Caro, Professore ordinario di Filosofia Morale all’Università Roma Tre e firma del Sole 24 Ore. “Secondo alcuni filosofi ciò è ingiusto: due ubriachi alla guida meriterebbero la stessa pena indipendentemente dal fatto che uno dei due abbia investito qualcuno e l’altro no. Io sono abbastanza simpatetico con coloro che ritengono che la fortuna morale vada usata come attenuante rispetto a ciò che si merita”.

Alberto Jannuzzelli, Presidente della Società Umanitaria, ha ammesso che “è un’impresa ardua coniugare merito e assistenza. L’accezione semantica del termine ‘merito’ porta a definirlo come una condizione per ricevere la propria parte, quindi basto su un presupposto soggettivo. Di converso, il termine assistenza presuppone una concezione oggettiva di bisogno. Il merito entra sin dalle sue origini in un ambiente semantico che lo connota dal punto di vista morale, in riferimento a un sistema premiale o punitivo consequenziale all’operato dell’individuo. Se analizziamo il processo meritocratico, è evidente che spesso non viene utilizzato il principio della parità delle opportunità”.

Dal canto suo Vittorio Pelligra, Professore associato di Politica Economica all’Università di Cagliari, ricorda che “la questione del merito nasce come una distopia: il termine stesso ‘meritocrazia’ viene coniato all’interno di The Rise of Meritocracy, romanzo del sociologo inglese Michael Young che risale al 1958 e immagina il 2033. L’oggetto della mia critica è però soprattutto la retorica del merito, che si fonda su due assunzioni verosimili ma a mio avviso false: la facilità di identificare, classificare e ricompensare i meriti individuali; il mercato come meccanismo più efficace a tali fini. Per questo, ponendosi la questione del merito, bisogna ripensare il ruolo sociale del lavoro, la sua dignità e la sua funzione generatrice di senso”.

“Il merito è un argomento molto astratto”, esordisce Fabio Longo, Managing director di Bain Capital, “e come in fisica ci può essere un equilibrio instabile, così ci può essere una finanza senza merito. Ma come l’equilibrio instabile è presente temporaneamente, in finanza le forze circostanti della competitività, necessarie per massimizzare l’utilizzo delle risorse, dovrebbero portare a una situazione tale per cui senza merito non dovrebbe esserci finanza e viceversa. Lincoln dice: puoi ingannare tutti per un po’ di tempo o qualcuno per tutto il tempo, ma non tutti per tutto il tempo. La stessa cosa si applica alla finanza: questo equilibrio instabile creato da leggi e forzature a tendere si ribilancia in una situazione in cui la massimizzazione dell’utile debba essere causalmente correlata a coloro che hanno più merito”.

Infine Oscar Farinetti, inaugurando col suo intervento il Festival del Merito del Collegio Ghislieri, delinea la prospettiva cui affidarsi dopo i rivolgimenti causati dalla pandemia: ““Questi sono i tempi della mediocrità, denotati da una serie di sentimenti negativi. In questo periodo storico è molto difficile che i migliori vadano nelle posizioni chiave: in Italia c’è un problema di media, di magistratura, di burocrazia, proprio perché nelle posizioni chiave vanno i mediocri, come è spesso accaduto nella storia. Ma il passato insegna che ci sono anche stati tempi belli, e ciò che li ha resi tali sono stati proprio i sentimenti: per questo, mentre molti pensano che si debba soltanto cambiare le regole, io propongo per il futuro una grande virata sui sentimenti”.

Dopo l’incontro con Ferruccio de Bortoli nel fine settimana, Questioni sul merito prosegue con due ultimi interventi: mercoledì 9 maggio, alle ore 21, il Ministro Elena Bonetti, Alunna del Collegio Ghislieri, parla di Merito e pari opportunità; giovedì 10 maggio, alle ore 18, il Presidente di Insead Council Italia Robert Abravanel tiene un talk su proprio ultimo volume, Aristocrazia 2.0. Una nuova élite per salvare l’Italia.