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Silvia Valisa e Gian Arturo Ferrari sul nuovo numero di Pretext – Online il video della presentazione a Bookcity
PreText - Istituto Lombardo di Storia Contemporanea

L’impossibilità di tenere incontri culturali dal vivo non ha ostacolato Bookcity, l’ormai tradizionale appuntamento milanese con l’editoria, che quest’anno si tiene interamente online dall’11 al 15 novembre. In particolare, segnaliamo che per venerdì 13 si è tenuta la presentazione virtuale del nuovo numero di Pretext, la rivista che parla (come recita il sottotitolo) di “libri e periodici, del loro passato e del loro futuro”. L’evento, intitolato Libri e lettori al tempo del Covid, è stato trasmesso in streaming sul sito del Corriere della Sera e della Fondazione Corriere, nonché sulle rispettive pagine Facebook, e il video integrale è tuttora disponibile sul sito di Bookcity.

Il nuovo numero di Pretext contiene due interessanti contributi di nostri Alunni: Silvia Valisa, Associate professor of Italian Studies presso il Dipartimento di Lingue moderne e Linguistica presso la Florida State University, e Gian Arturo Ferrari, Presidente della Fondazione Ghislieri, già Vicepresidente Mondadori Libri e autore del romanzo Ragazzo italiano(Feltrinelli, 2020), finalista al Premio Strega.

Silvia Valisa dedica il proprio articolo all’archivio digitale del quotidiano Il Secolo, che sta venendo approntato a sua cura presso la Florida State University, in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. “Il progetto, lanciato nel 2013”, spiega, “dopo una prima fase-campione completata nel 2016 ha messo in rete alla fine del 2018 diciassette anni del giornale (1866-1882) e renderà accessibile l’intero corpus del giornale entro il 2021, digitalizzato a partire dall’originale cartaceo. Il vantaggio di questa proposta digitale è di mettere a disposizione di chiunque abbia accesso a internet una risorsa fondamentale per l’Ottocento italiano ed europeo”. In quel periodo fondamentale per la definizione della storia della neonata Italia, il Secolo era il quotidiano più diffuso sul territorio nazionale, raggiungendo a fine secolo tirature superiori alle 200.000 copie.

“L’umanistica digitale”, conclude, “può offrire nuovi criteri di conservazione, e nuove tipologie di accesso e di fruizione, quando l’operazione di recupero va di pari passo alla ri-negoziazione delle gerarchie culturali, cioè quando lo sforzo di digitalizzazione viene applicato anche a risorse storicamente meno conosciute e meno accessibili, contribuendo a democratizzare le fonti”. Riguardo all’impresa dell’archivio digitale de Il Secolo, è possibile rivedere l’intervento di Silvia Valisa per “Non fermiamo la cultura”, il ciclo di conferenze del Collegio Ghislieri pensate appositamente per il web.

Dallo stesso periodo prende le mosse l’intervento di Gian Arturo Ferrari, che ricostruisce il percorso di un secolo e mezzo di editoria italiana in un articolo dal significativo titolo “Come diventammo lettori”. Facendo riferimento all’arretratezza di Milano nel 1869 rispetto alle capitali culturali europee come Berlino, Londra e Parigi, Ferrari argomenta: “Molti esaltano il miracolo italiano nel secondo dopoguerra, ma pochi ricordano lo sforzo immane dell’Italia postunitaria per uscire da una spaventosa arretratezza, per entrare nella modernità. Mancavano al nostro Paese tutti gli ingredienti fondamentali che avevano cambiato il volto dell’editoria in Francia, Gran Bretagna e Germania. Non c’era il pubblico. La base tecnologica era antiquata, piccole imprese con un paio di torchi. Gravavano ancora dazi sui libri e sulla carta. La rete ferroviaria era ridottissima e sparsa in una miriade caotica di minuscole società locali. Il sistema scolastico avrebbe reso l’istruzione elementare obbligatoria solo nel 1877 con la legge Coppino”.

Eppure, racconta Ferrari, in questo contesto disarmante ottantasei fondatori (dei quali, trentaquattro milanesi) fecero sorgere l’Associazione Libraria Italiana, cui parteciparono fra gli altri Felice Le Monnier, Edoardo Sonzogno, Nicola Zanichelli, Enrico Treves; costoro furono poi fra i fondatori di Confindustria, nel 1910, per “ribadire che quella dei libri era un’industria e che l’industria editoriale italiana si ispirava ai modelli internazionali”. Al loro coraggio va dunque fatto risalire lo sviluppo di un’industria editoriale italiana, e del conseguente sviluppo della cultura su scala nazionale: “È chiaro che i meriti principali sono degli autori stessi, ma non va sottovalutato il contributo degli editori; spesso il risultato finale dipende dalle loro scelte. Giovanni Laterza fu più l’apostolo che l’editore di Croce. Emilio Treves letteralmente disegnò il profilo di d’Annunzio”. Ancora oggi, conclude, “Andrea Camilleri senza Sellerio non sarebbe forse mai esistito, così come Elena Ferrante non sarebbe forse esistita senza gli editori di e/o”.

Nel corso della presentazione interverranno Ada Gigli Marchetti, Presidente dell’Istituto Lombardo di Storia contemporanea e Direttore scientifico di Pretext, Giuseppe Laterza, rinomato editore, Stefano Lucchini, Chief institutional affairs and external communication officer di Intesa San Paolo, e Pier Luigi Vercesi, apprezzato giornalista del Corriere e autore per Neri Pozza, oltre che Direttore responsabile di Pretext. Pretext è un prodotto editoriale d’eccellenza e d’avanguardia che viene stampato in mille copie numerate ma viene anche messo liberamente a disposizione online.