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Il Timeo di Platone e due millenni di interrogativi – Franco Ferrari presenta la nuova edizione per la Fondazione Valla

C’è un piccolo retroscena ghisleriano dietro la nuova, monumentale edizione del Timeo di Platone per la Fondazione Valla/Mondadori, con traduzione e cura di Federico Petrucci e un corposo saggio introduttivo di Franco Ferrari, nostro Alunno e Professore ordinario di Storia della Filosofia Antica all’Università di Pavia. Racconta quest’ultimo a Ghislieri.it: “È stato proprio il Presidente della Fondazione Ghislieri, Gian Arturo Ferrari, a spingermi a presentare questo lavoro alla Fondazione Valla, nonostante io pensassi a soluzioni meno prestigiose. Poi Piero Boitani – Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Valla – non si è limitato ad accogliere la proposta ma ha contribuito alla struttura del volume, pretendendo che fosse messa a contratto una sezione dedicata alla storia dell’influsso del Timeo”.

Tutti loro sono stati protagonisti di un recente incontro in Ghislieri, una tavola rotonda per celebrare questa impresa accademica ed editoriale. Una particolare attenzione coerente con il destino fuori dal comune che quest’opera platonica ha avuto, senza pari nel resto del corpus, già a partire dall’antichità e nel periodo medievale. “Il valore di questo straordinario dialogo si misura anche sulla base della fortuna che ha avuto”, conferma il prof. Ferrari: “Si tratta sicuramente dell’opera platonica di maggior successo, grazie anche alle parziali ma decisive traduzioni latine, a opera sia di Cicerone sia di Calcidio. Questa traduzione latina, benché parziale, contiene già le principali figure del Timeo: il demiurgo, la chora, l’anima del mondo”.

Tra i commentatori greci, il Timeo fu il dialogo più letto e commentato. “Già dagli antichi fu però percepito come oscuro”, prosegue. “Le attenzioni si concentrarono su una parola, la più misteriosa, il perfetto del verbo gignomai (‘genero’): Platone dichiara che l’universo ‘è nato’, ‘si è generato’. È la parola più commentata di tutta la prosa dell’antichità. Sia Cicerone sia Calcidio parlano al riguardo di rerum obscuritas, non verborum, un’oscurità determinata dalla materia trattata e non un’oscurità intenzionale motivata dal tentativo di nascondere il significato. È l’Universo fisico a presentare un alto tasso di oscurità”.

Ciò avviene perché, spiega il prof Ferrari, “in quanto entità generata, l’Universo fisico non è oggetto secondo Platone di una conoscenza trasparente, di quella che si ottiene con le Idee; non è oggetto di episteme o di noesis, ‘intellezione’. Nel migliore dei casi può essere oggetto di una doxa, che nel Timeo assume il profilo di un eikos mythos: un ‘racconto’. Il Timeo è una narrazione con cui Platone intende sostituirsi alle narrazioni teogoniche e cosmogoniche arcaiche (quelle di Empedocle, Parmenide, Anassagora) presentando una messa in racconto dell’origine e della struttura dell’Universo.

Oltre due millenni non sono stati sufficienti a chiarire alcune parti del contenuto del Timeo: “È la stessa determinazione dello statuto di questo testo a rimanere oggetto di controversia. Ancora oggi si contrappongono due linee esegetiche presenti sin dalla pubblicazione del dialogo: secondo alcuni, il Timeo rispecchia una serie di azioni effettivamente compiute da un artigiano divino, il demiurgo, così che il cosmo abbia avuto un’origine insieme al tempo, preceduta da uno stadio precosmico; secondo altri, questo racconto costituisce un espediente letterario attuato da Platone a scopo didattico, un’esposizione che declina nel tempo – attribuendo al demiurgo atti successivi – delle azioni che non presentano in realtà una priorità temporale ma solo logico-metafisica.

“Questa diaphonia è per larga parte indecidibile. Io ritengo più valida l’interpretazione metaforica, con la descrizione del pre-cosmo ricondotta a espediente per segnalare come sarebbe l’Universo se non ci fosse un principio di razionalità. Il Timeo andrebbe pertanto letto come un’analisi strutturale dei componenti dell’Universo, che sono fondamentalmente due: il nous, ‘intelletto’, che nel racconto assume la configurazione di un artigiano divino; l’ananke, ‘necessità’, un principio di resistenza che è l’insieme dei processi non orientati teleologicamente”.

L’ambiguità interpretativa è dovuta al fatto che nel Timeo il prof. Ferrari ravvisa la compresenza di due aspetti apparentemente contraddittori: “C’è un aspetto immaginifico e un aspetto matematico. Il luogo in cui queste due componenti si fondono è quello dell’anima del mondo, un concetto che ha avuto una fortuna impressionante durante il Rinascimento, basti pensare a Marsilio Ficino. Nell’anima del mondo questi due aspetti sono compresenti: da un lato il racconto in cui la divinità artigiana – il demiurgo – fabbrica l’anima del mondo, prendendo componenti (in modo non completamente comprensibile) da ciò che Platone chiama la ‘sostanza indivisibile’ e ‘la sostanza divisibile nei corpi’; dall’altro lato subentra una parte matematica, quella che i commentatori medievali chiamavano divisio animae, in cui c’è una sequenza numerica (splendidamente illustrata da Federico Petrucci sia nel commento sia nell’appendice a quest’edizione) che diventa complicatissima e dà la cifra di quanto Platone ritenesse fondamentale il ruolo della matematica nella costruzione dell’Universo, in senso geometrico più ancora che aritmetico”.

Quest’edizione, grazie anche alla perizia della curatela di Petrucci, è fondamentale tuttavia non solo a chiarire alcuni punti oscuri (o a presentare lo stato dell’arte del dibattito filologico e interpretativo) ma anche a sottolineare la forte connessione fra il testo platonico e la successiva cultura scientifica. “È nel Timeo che troviamo l’immagine di un Universo costituito da una sfera centrale più o meno immobile e da una sfera esterna, quella delle stelle fisse”, spiega il prof. Ferrari. “Questo modello a due sfere sarà smantellato solo da Copernico, Galileo e Keplero, duemila anni dopo”.

Inoltre, aggiunge, il Timeo viene “utilizzato in maniera consapevole ed esplicita durante due grandi fasi della rivoluzione della scienza occidentale. Galileo oppone il Timeo alla fisica qualitativa di Aristotele, poiché è una fisica pitagorica che riconduce la corporeità a principii astratti di criterio geometrico, addirittura a due triangoli fondamentali dietro i quali Platone ravvisa ulteriori principii, noti soltanto ‘al dio e a chi è caro al dio’, ovvero al filosofo. Perfino Heisenberg, il padre della meccanica quantistica, Premio Nobel 1932, considerava il Timeo una sorta di Bibbia, opponendo la sua narrazione matematica astratta della formazione dei corpi alla fisica atomistica che ci aspetteremmo essere più accattivante per un fisico contemporaneo. Lo attrasse probabilmente la presenza del principio necessitante della chora, un principio caratterizzato da una forte componente di indeterminazione”.

Franco Ferrari è ghisleriano dal 1983. Professore ordinario di Storia della filosofia antica presso l’Università di Pavia, è membro del Comitato scientifico della “Revue de philosophie ancienne”. Le sue ricerche si sono concentrate sulla filosofia di Platone – con l’edizione critica di numerose opere – con particolare attenzione a ontologia, cosmologia ed epistemologia, oltre che alla ricezione del platonismo nell’antichità. Fra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo La Repubblica di Platone (Il Mulino, 2022), La via dell’immortalità. Percorsi platonici (Rosenberg & Sellier, 2019) e Introduzione a Platone (Il Mulino, 2018).