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Il Castello di Lardirago nella storia della Lombardia – Un gioiello architettonico e agricolo per “Non fermiamo la cultura”

Il Castello di Lardirago, che dall’epoca viscontea sorge in prossimità del fiume Olona, è al centro di un progetto di ricerca ideato dal Centro Studi sul territorio di Lardirago della Fondazione Ghislieri e sostenuto dalla Fondazione Cariplo, intitolato Da corte agricola a corte culturale: la rinascita del Castello di Lardirago come Centro culturale per la valorizzazione del suo territorio. A una parte di questo interessante e complesso progetto – il cui scopo nell’immediato è l’allestimento di una mostra documentaria permanente, che valorizzi le ricchezze del Castello e del territorio circostante – è dedicata un’intera puntata di “Non fermiamo la cultura”, il ciclo di conferenze pensate appositamente per il web da affermati Alunni del Collegio Ghislieri. Il video, a cura della dott. Giulia Delogu, del dott. Daniele Amodio e dello studente borsista Massimiliano Bianchini, è disponibile sul canale YouTube del Collegio, sulla nostra pagina Facebook e sulla nostra Instagram tv.

“Il nostro lavoro si è concentrato sugli aspetti legati al rapporto più concreto fra il Castello e il territorio, indagando Lardirago come microcosmo utile a ricostruire l’evoluzione della storia dell’agricoltura e dell’alimentazione in Lombardia dal Sedicesimo al Diciannovesimo secolo”, spiegano i due beneficiari della borsa di ricerca: il dott. Daniele Amodio, laureato in Storia d’Europa, e lo studente Massimiliano Bianchini, laureando nella stessa materia. “La nostra idea di fondo si è costruita su due prospettive di indagine. Da un lato un percorso diacronico, che tenesse conto della storia del Castello nel suo contesto sociale, geografico e politico, in maniera tale da poter allargare lo sguardo da Lardirago a tutta la Lombardia dell’Età Moderna. Dall’altro un’attenta analisi della vita della curtis all’interno del castello, in maniera tale da indagarne spazi, funzioni, colture e relazioni col mondo esterno. Lo scopo è trasmettere un’immagine trasversale del castello, che consenta di comprenderlo nella maniera più articolata possibile, alla luce sia degli studi pregressi sia di nuove ricerche d’archivio condotte appositamente per questo progetto”.

La mostra permanente tradurrà nel concreto lo studio dei borsisti. Un percorso storico fornirà una panoramica di lungo periodo delle varie fasi costruttive e delle funzioni assunte dal Castello di Lardirago dal XIII secolo a oggi, unitamente a un excursus che ricostruisca il contesto lombardo nella sua evoluzione dalla dominazione spagnola a quella austriaca preunitaria; un necessario focus sarà dedicato alla figura di papa Pio V e al Collegio Ghislieri, di cui il Castello è proprietà sin dal Cinquecento. Particolare attenzione verrà rivolta al rapporto fra il Pontefice e il suo cuoco, Bartolomeo Scappi, che ha lasciato un preziosissimo volume che costituisce uno dei più importanti ricettari della storia moderna. Un percorso più approfondito analizzerà invece gli spazi del Castello, ricostruendo gli ambienti che ne caratterizzano l’architettura lungo le trasformazioni avvenute nei secoli; illustrando la lavorazione e la gestione dell’economia agricola nel feudo di Lardirago, entro un contesto di appezzamenti terrieri dotati di una rete di rogge e canali. Ciò consentirà di cogliere il sistema di relazioni fra centro e periferia, in una duplice accezione: da un versante il rapporto che il Castello ha mantenuto nei secoli col Collegio Ghislieri e col territorio circostante; dall’altro il rapporto che l’economia del Castello ha intessuto, come centro di mercato dell’area lombarda, con i gangli commerciali dell’Età Moderna.

Sovrintendente di questa parte del progetto – denominata Lardirago e il suo territorio: un microcosmo per una storia dell’agricoltura e dell’alimentazione in Lombardia (XVI-XIX secolo) – è la dott. Giulia Delogu, ricercatrice di Storia Moderna presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, Alunna del Collegio Ghislieri e già curatrice di numerose mostre che ne hanno ricostruito la storia a beneficio del pubblico. “La primissima testimonianza del Castello di Lardirago nell’Archivio storico del Collegio Ghislieri”, ci racconta, “è una veduta prospettica del Castello e delle sue immediate adiacenze: un disegno acquarellato su tela del Sedicesimo secolo, in cui si vedono il Castello, una parte del borgo, il mulino, le rogge e la peschiera. A questa seguono ampie e dettagliate cartine che, soprattutto lungo il corso del Settecento, ci consentono di accumulare una notevole conoscenza sugli sviluppi degli edifici, delle loro funzioni e dei dintorni. Un’altra fonte di grande interesse è l’Inventario generale delle proprietà immobili, un volume del 1889, custodito nell’archivio del Ghislieri, che contiene piante, ortografie e sezioni iconografiche con raffigurazioni degli spazi estremamente accurate”.

La storia del Castello – centro propulsore di un ampio territorio fra Lardirago e Gerenzago, che andò ulteriormente espandendosi a partire dal Sedicesimo secolo – è strettamente intrecciata a quella del Collegio e della Lombardia, della quale è rimasto a lungo un tesoro nascosto, preziosissima testimonianza delle usanze del territorio. “Basti pensare che Lardirago fu fra i primi feudi a intraprendere la coltivazione del riso, già testimoniata a metà Cinquecento, ossia non molto dopo la primissima testimonianza di tale coltivazione in Lombardia. Alla fine del secolo successivo fu iniziata anche la coltivazione di mais, che si affiancò a segale e frumento. La parte boschiva del feudo, invece, era occupata prevalentemente da alberi infruttiferi, con una quota di gelsi destinati a un’altra attività specifica della Lombardia dell’età moderna: la produzione della seta. Infine era insolita la presenza della vite, connessa all’esigenza di produrre vino per il consumo interno al Collegio Ghislieri”. Dal territorio di Lardirago provenivano infatti le derrate alimentari necessarie al mantenimento del personale e degli studenti. “Non solo: i menù serviti in Collegio – che fossero giorni feriali, festivi o di magro – possono essere doviziosamente ricostruiti attraverso la documentazione conservata presso il nostro Archivio. Ciò costituisce un altro importante tassello per comprendere la rilevanza del territorio di Lardirago e indagare i rapporti fra centro e periferia, città e campagne a cavallo tra l’Età Moderna e l’Età Contemporanea”.

La specificità del Castello di Lardirago, conclude la dott. Delogu, è che si tratta un territorio di fatto sotto la stessa amministrazione da quattrocentocinquant’anni, ossia da quando il Collegio Ghislieri ne è entrato in possesso. “Ciò costituisce un fattore di eccezionale continuità, che consente di comprendere l’evoluzione dell’agricoltura e dell’alimentazione nel corso dei secoli. Attraverso i materiali dell’Archivio del Ghislieri, Lardirago può svelare al pubblico, a cominciare da quello scolastico, una storia dell’alimentazione, delle coltivazioni e delle tecniche agricole in Lombardia tutta concentrata in un vero e proprio microcosmo”.