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Tutankhamun cent’anni dopo – Sul Corriere della Sera un’anticipazione del nuovo libro di Christian Greco
Remembering the Unsung Egyptians Who Helped Discover King Tut's Tomb |  Smart News | Smithsonian Magazine

“Nella pagina del 4 novembre, Carter annota di traverso nel suo diario una semplice frase: ‘First steps of tomb found’, trovati i primi gradini di una tomba”, scrive Christian Greco, il nostro Alunno Direttore del Museo Egizio di Torino, in un servizio su Sette del Corriere della Sera. “I dodici gradini tagliati nella roccia che emersero uno dopo l’altro conducevano a una prima porta sigillata. Sulla superficie si vedeva lo stampo del sigillo della necropoli, ma nella parte superiore della porta non era possibile leggere alcun nome regale. Carter aprì un piccolo pertugio, dal quale vide che vi era un corridoio ricolmo di detriti alla fine del quale era situato un altro passaggio murato. A quel punto richiuse tutto. Il 24 novembre, i lavori di scavo ripresero. La scala fu liberata e nella parte inferiore del passaggio murato, sull’intonaco, fu possibile leggere il nome di Tutankhamun”.

È una anticipazione di Tutankhamun. La scoperta archeologica che ha cambiato il mondo, il nuovo libro di Christian Greco che sarà a breve in libreria, pubblicato da Franco Cosimo Panini. Cade quest’autunno infatti il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamun, effettuata nel novembre del 1922, e il volume ne ripercorre le tappe, sorprendentemente avventurose.

Tutto inizia nel 1908, quando Howard Carter viene contattato dal conte di Carnarvon per effettuare scavi a Tebe. Carter prende alloggio all’imboccatura della strada per la Valle dei Re ma la concessione per gli scavi arriva solo nel 1914. Inoltre gli auspici non sono i migliori: gli scavi precedenti non hanno trovato alcuna tomba inviolata, quindi appare quanto meno improbabile riuscire a rinvenire un contesto sepolcrale intatto. Nel 1915 Carter inizia a lavorare nella Valle Occidentale, poi si sposta nel cuore della Valle dei Re e, a partire dall’autunno 1917, racconta Greco, “cominciò a indagare un’area che si estendeva fra le tombe di Ramesse II, Merneptah e Ramesse VI. Si trattava di un tratto situato al centro della Valle, un triangolo che non era mai stato indagato in maniera sistematica e completa fino a raggiungere il livello della roccia. Bisognava indagare oltre i depositi che si erano sedimentati in seguito alle inondazioni causate da piogge torrenziali. Durante la prima stagione riuscì a trovare le baracche degli antichi costruttori delle tombe reali”.

In tutto ciò, i lavori possono proseguire solo a patto di lasciare aperto il passaggio per i visitatori, i turisti d’antan. Carter sembra procedere per tentativi. Negli anni successivi, spostandosi prima nell’area della tomba di Tuthmosis I e poi in quelle più periferiche delle tombe di Tuthmosis III e di Siptah, l’archeologo non ottiene risultati significativi. Ma ancora nell’estate del 1922 Carter – nonostante lo scetticismo di lord Carnarvon, che insiste per farlo scavare altrove – è convinto di essere prossimo a una scoperta significativa. Pochi mesi dopo, gli appaiono davanti i dodici gradini.

Seguono giorni di intenso lavoro, che culminano in un momento che Greco racconta così: “Blocco dopo blocco, la muratura fu smontata e si vide come il corridoio fosse riempito fino al soffitto di frammenti calcarei. In mezzo a questo ammasso era stato scavato, probabilmente da ladri, un tunnel che era stato successivamente riempito. Una volta svuotato il corridoio, il passaggio risultò bloccato da una seconda porta murata, intonacata e ricoperta da sigilli ovali della necropoli. Anche qui, nell’angolo superiore sinistro si notava un pertugio che era stato richiuso in antico. È in questa porta che Carter operò il foro attraverso cui gettò il primo sguardo dentro la tomba e pronunciò la frase, divenuta celebre, ‘vedo cose meravigliose’”. Quelle stesse che i turisti e gli appassionati di egittologia possono vedere oggi, grazie all’insistenza di questo straordinario archeologo.

L’articolo è disponibile sul numero di Sette attualmente in edicola o, in versione integrale, sul sito del Corriere della Sera.

Christian Greco è ghisleriano dal 1994 e ha vinto il Premio Ghislieri nel 2014. Al master in Egittologia presso l’università di Leida e al dottorato di ricerca presso l’Università di Pisa ha fatto seguire una carriera che ha coniugato insegnamento, ricerca, attività museale (è stato curatore della sezione egizia presso il Museo Nazionale delle Antichità di Leida) e spedizioni archeologiche sul campo: a Dra abu el-Naga, a Luxor, a Gebel Bakar, a Saqqara e altrove. Nel 2014 ha assunto, nemmeno quarantenne, la direzione del Museo Egizio di Torino; nel 2021 ha pronunciato il discorso inaugurale al G20 della cultura. È membro del Comitato tecnico-scientifico per i Beni Archeologici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibact), del Consiglio d’amministrazione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e del Consiglio d’amministrazione dell’Università degli Studi di Pavia. Presiede il Comitato Scientifico della Fondazione Ghislieri.