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Giovedì 16 maggio, alle 21, Michele Telaro e Donato Colucci aprono il ciclo “Migrazioni e salute”

Bisogna avere la coscienza di provare a mettersi nei panni di chi lascia il proprio Paese per guerra o povertà, magari per sfuggire a regimi dittatoriali o per l’appartenenza a gruppi politici e di orientamento religioso o sessuale perseguitati. Gente che inizia il loro viaggio della speranza confidando nell’aiuto e nel sostegno di altri Paesi, ma che invece si viene a trovare in contesti dove ogni forma di diritto è calpestata. A intervenire su tali tematiche sarà, giovedì sera alle 21 al Collegio Ghislieri, Michele Telaro, appena rientrato dalla Libia con funzione di capomissione di Medici Senza Frontiere. Accanto a lui Donato Colucci, capo dell’organizzazione internazionale per le migrazioni, con sede a Ginevra. L’incontro apre il ciclo “Migrazioni e salute” promosso dagli Alunni del Ghislieri Giulia Russo, Nicolò Binello, Luca Martinalli e Giacomo Vigezzi. “Com’è ora la situazione in Libia? Negli ultimi anni ha raggiunto una fase di relativa stabilità, pur nella fragilità estrema di due governi contrapposti -anticipa Telaro- ma questo non ha avuto alcun impatto positivo sui migranti, ancora soggetti ad abusi, torture, violenze sessuali. Non hanno diritti, nessun accesso ai servizi sanitari, nessuna possibilità di mandare i figli a scuola e sono a costante rischio di farsi arrestare da autorità più o meno legali”. E l’Italia? “Il nostro governo è quantomeno parte in causa -risponde Telaro- sta infatti all’Italia far rispettare gli obblighi a chi riceve soldi per non far partire le persone ma dovrebbe garantire loro condizioni di vita dignitose. Il problema non è solo che queste persone vengono fermate in mare e riportate in centri dove avviene ogni sorta di violazione dei diritti umanitari. Dobbiamo anche vedere come vengono fermate. Le guardie costiere, che spesso sono criminali veri e propri, sparano sui gommoni creando morti per panico o annegamenti”.