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Giulio Prandi dirige “Dido and Æneas” per la Fondazione Arena di Verona – Streaming disponibile online

La scena si apre con la platea impacchettata, che gradatamente si trasforma in mare: un mare splendido ma su cui si allontaneranno le navi di Enea, che salpa alla volta di Roma abbandonando Didone. È l’inizio di Dido and Æneas, la celebre opera barocca di Henry Purcell che è stata registrata al Teatro Filarmonico della Fondazione Arena di Verona, e la cui prima trasmissione in streaming è avvenuta domenica 28 marzo. Per rivederla, è sufficiente cliccare qui.

Si tratta del terzo appuntamento della Stagione Lirica 2021 organizzata dalla Fondazione Arena di Verona. Il programma prevede in realtà un dittico: dapprima Didone abbandonata, una cantata per soprano, archi e continuo di Niccolò Jommelli (intitolata in realtà Giusti numi che il ciel reggete), con direttore il M° Giulio Prandi e soprano Maria Grazia Schiavo. Quindi Dido and Æneas di Purcell, nella revisione a cura di Clifford Bartlett, con direttore sempre il M° Prandi e regia di Stefano Monti. Didone viene interpretata da José Maria Lo Monaco, Enea da Renato Dolcini e Belinda da Maria Grazia Schiavo. I dettagli dell’evento sono disponibili sul programma della Stagione Lirica 2021 del Teatro Filarmonico.

“È stato un progetto fantastico”, ha raccontato il M° Prandi a Ghislieri.it pochi minuti prima di andare in scena. “La cosa più bella e sfidante per me è stata l’idea di prendere la guida dell’Orchestra e del Coro della Fondazione Arena di Verona, naturalmente abituati a fare tutt’altro, e portarli nel mondo di Purcell e nel mondo di Jommelli, che è un mondo di fine Seicento e di metà Settecento. La sfida è entusiasmante: diversi gli strumenti, diverse le attitudini. Eppure ho trovato un’orchestra che ho ammirato tantissimo perché si è lanciata in quest’impresa in modo assolutamente impavido, cambiando modo di suonare – cosa che può essere molto difficile, poiché ogni orchestra i propri meccanismi di funzionamento interno. I risultati sono davvero sorprendenti. Li ammiro molto perché suonano in maniera davvero diversa Purcell e Jommelli, cosa ammirevole per un’orchestra che non suona abitualmente né l’uno né l’altro, essendo pezzi molto lontani dal loro repertorio abituale, e per giunta lontani fra loro”.

“Questo vale anche per il coro”, continua, “che canta solo in Purcell ma si è calato in modo notevole in questo spazio secentesco, pur essendo abituato a cantare i grandi cori dell’Ottocento: pezzi da cinque, sei, dieci minuti. Purcell invece è una successione di interventi da dieci, venti, trenta secondi, un minuto quando va bene. Inoltre il coro si trova nei palchetti: quindi alle volte partecipa direttamente alla storia, alle volte funge da spettatore, con un’ambiguità molto bella sugli artisti che divengono forzatamente spettatori di sé stessi: una situazione innaturale come quella in cui l’emergenza ci ha costretti, con cui il regista Stefano Monti ha cercato di giocare”.

“Ho apprezzato molto anche la collaborazione col regista, che ha calato l’opera nel mondo di oggi. È la stessa cosa che ho provato a fare io, riflettendo sul rapporto fra storie di eroine e storie di vittime. Didone qui è una donna sola e tormentata, circondata da cortigiani, minacciata da figure oscure, amata dalla sola Belinda; risoluta nel respingere un uomo che si dimostra poco saldo nelle proprie scelte ma divorata dal dolore che la sua stessa integrità le infligge. Mi colpisce che non ci sia nessuna morte eroica, nessun incendio: Didone trova il compianto (forse autentico) di chi le era vicino solo nella tomba, in una morte di solitudine. Per questo mi sono domandato dietro quante eroine leggendarie si nasconda una vittima, una donna sola. E quanto sia pericolosa la solitudine, a maggior ragione nella condizione emergenziale di oggi, in cui viene presentata come salvifica e viene cercata per necessità. Preserva il corpo, certo, ma tutela la vita?”. Quanto all’allestimento di Stefano Monti, il M° Prandi elogia che abbia voluto impostarlo “riflettendo molto sulla solitudine forzata dei luoghi della cultura, come dimostra la scena iniziale con la platea impacchettata, e l’utilizzo del palco reale come sede da cui un falso Mercurio calerà su Enea l’annuncio ingannevole che lo costringe a partire. Inoltre è notevole il contrasto fra le scene con personaggi nobili – drammatiche e intense – e le scene con le streghe, che il regista ha saputo rendere in maniera molto caratterizzante”.

“Il cast è assolutamente strepitoso”, conclude, “con cantanti star del panorama barocco e tanti che lavorano abitualmente col Ghislieri: Lomonaco, Schiavo, Dolcini. Non solo. Tre cantanti vengono proprio dal Coro Ghislieri: Marta Redaelli, che ci è proprio nata artisticamente; Federico Fiorio, giovanissimo sopranista veronese; e Raffaele Giordani, che si è unito a noi già da qualche anno come solista e membro dell’ensemble. Per me è un’esperienza magica per la bellezza dell’opera, per il teatro fantastico e collaborativo davanti e dietro le quinte, e spero che questo spettacolo nato per lo streaming un giorno possa vivere per il pubblico”.

Infine, il M° Prandi aggiunge una notazione personale: “Da piccolo venivo all’Arena coi miei genitori e questo Coro e quest’Orchestra mi hanno fatto innamorare di Verdi e di Puccini. Mi sembra di restituire qualcosa portando loro la mia esperienza nel Barocco. Ma, soprattutto, sono molto felice di aver potuto portare all’Arena un po’ di Ghislieri”. A questo appuntamento della Fondazione Arena di Verona ha dedicato un articolo, con intervista al M° Prandi, anche il dorsetto veronese del Corriere della Sera. Sabato 27 marzo, inoltre, il M° Prandi è stato intervistato alle ore 15 su Radio 3, ospite della trasmissione Rai Piazza Verdi.