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Diritto alla scienza, dalla legge all’azione – Un bilancio del corso di Science for Democracy
Science for Democracy, promossa da ALC comincia le sue attività

“In quanto studentessa universitaria che si prepara a diventare una scienziata, sono consapevole dell’importanza di stabilire fiducia fra esperti, istituzioni e cittadini”, esordisce Beatrice Pavesi, studentessa del Collegio Ghislieri iscritta al terzo anno di Biotecnologia Molecolare, richiesta dall’associazione Science for Democracy di un commento riguardo al corso The Right to Science: from law to action. “È una strada che va in due direzioni: fra scienziati e cittadini da un lato, e fra la società e il mondo della scienza. Fra le due strade troviamo il momento cruciale dell’assumere decisioni vincolanti per la società, ossia politiche pubbliche. Gli scienziati possono fornire informazioni non pregiudiziali a chi stabilisce queste politiche e – cosa ancora più importante – al pubblico. Lo fanno venendo coinvolti in dibattiti politici che prendano spunto da scoperte scientifiche, oppure proponendo soluzioni politiche sulla base dell’evidenza scientifica. A loro volta, i cittadini contribuiscono al miglioramento delle decisioni facendo pressione affinché i programmi dei regolatori e degli eletti rispettino il diritto fondamentale alla scienza”.

Conclusosi poche settimane fa, il corso interno The Right to Science: from law to action ha costellato l’anno accademico con incontri periodici rivolti esclusivamente agli studenti del Collegio Ghislieri, al fine di acquisire le conoscenze pratiche per agire nel mondo del policy making e dell’advocacy, a sostegno del diritto alla scienza formalmente riconosciuto dall’articolo 15 dell’International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights (ICESCR) dell’ONU.

Il corso è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione Science for Democracy – che vede fra i suoi co-founder anche la nostra Alunna Laura Convertino – e con l’Associazione Luca Coscioni. “Il diritto alla scienza ha due aspetti fondamentali”, ha spiegato Laura Convertino, PhD presso il Leverhulme Trust Doctoral Training Programme dell’University College London, in un articolo dedicato da Ghislieri.it all’apertura del corso: “Da un lato, il diritto di scienziati e ricercatori a fare scienza in modo libero e indipendente; dall’altro, il diritto dei cittadini di beneficiare del progresso e di accedere alla conoscenza scientifica”.

Ha avuto molta rilevanza il fato che il corso non fosse rivolto esclusivamente a studenti dell’ambito medico-biologico o scientifico, come hanno rilevato Marco Cappato (tesoriere dell’Associazione Coscioni) e Marco Perduca (coordinatore di SfD). In un’intervista esclusiva a Ghislieri.it, Cappato e Perduca hanno inoltre evidenziato un terzo elemento del diritto umano alla scienza, che ha avuto un impatto decisivo proprio nei mesi della pandemia: “La condivisione della conoscenza. È qui che le istituzioni devono investire, per promuovere un’informazione corretta basata su dati verificati e verificabili. Esiste anche il diritto a essere informati correttamente”.

Adesso il sito dell’Associazione Science for Democracy ha dedicato una breve retrospettiva al corso tenuto al Collegio Ghislieri, intervistando alcuni studenti. “Dal corso ho tratto due conseguenze”, continua Beatrice Pavesi. “Primo, i rappresentanti politici in cerca di consenso devono sentirsi incentivati ad ascoltare gli scienziati e a fondare le proprie politiche sull’evidenza. Secondo, è di primaria importanza per la prossima generazione di scienziati imparare come comunicare in maniera efficace e in un modo che tenga sempre presente il contesto circostante”.

“La storia della medicina mostra chiaramente che il punto di svolta nella pratica medica coincide con l’inizio della valutazione terapeutica basata sui fatti”, conferma Omar Ezwawi, studente del Collegio Ghislieri iscritto al primo anno di Medicina. “In particolare, questa metodologia si è rivelata particolarmente efficace nel fronteggiare le circostanze in cui non c’è una risposta intuitiva al problema o, più ancora, quelle in cui i nostri sentimenti di pancia possono causare più danni che altro”.

“L’elenco di sofferenze inutili e di morti evitate grazie a questo è lunghissima, e lo sarà sempre più. Quindi l’adozione di politiche basate sull’evidenza scientifica ha il potenziale per diventare il vero fattore decisivo nella nostra società. Purtroppo la sfiducia nei confronti della scienza è di casa in alcuni settori dell’opinione pubblica, e abbiamo troppi lavori scientifici peer-reviewed che vengono screditati sulla scorta di ragioni non scientifiche e infondate. Nella nostra epoca”, conclude Omar Ezwawi, “un’epoca in cui la conoscenza scientifica si sta sviluppando con un ritmo e un impatto senza precedenti, è cruciale contrastare questo enorme problema e consentire al pubblico di prendere decisioni basate su informazioni migliori, ma soprattutto di capire l’importanza del diritto alla scienza”.

Il testo completo dell’articolo, in lingua inglese, è disponibile sul sito dell’Associazione Science for Democracy.