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Giovanni Morelli secondo Gianpaolo Angelini – Un libro e un’intervista sul grande storico dell’arte

Alla figura di Giovanni Morelli – o Ivan Lermolieff, secondo lo pseudonimo anagrammatico con cui firmò i suoi primi testi di storia dell’arte – sono state dedicate pagine da Federico Zeri, Edgar Wind e Carlo Ginzburg. Si aggiunge ora una raccolta di saggi a cura del dott. Gianpaolo Angelini, il nostro Alunno che negli anni scorsi ha firmato il monumentale volume illustrato sul complesso monumentale del Ghislieri (uscito per Mondadori Electa nel 2017). Si intitola Giovanni Morelli tra critica delle arti e collezionismo ed è stato pubblicato dalle Edizioni ETS nella collana “Quaderni di Artes”, pubblicato grazie anche al contributo dell’Associazione Alunni del Collegio.

“Giovanni Morelli è stato uno dei più celebri conoscitori del suo tempo”, spiega Angelini in un’intervista al webmagazine Letture.org, “soprattutto a partire dagli anni ’80 dell’Ottocento, quando pubblicò i suoi libri più importanti: quello dedicato alle opere dei maestri italiani nelle grandi pinacoteche di Monaco di Baviera, Dresda e Berlino (1880), e poi quello sulle due gallerie Borghese e Doria-Pamphilj a Roma (1890). Fu, come scrissero i suoi principali estimatori, un vero terremoto nella storia dell’arte, poiché Morelli corresse o modificò l’attribuzione di alcuni tra i più famosi dipinti conservati in musei, come quelli tedeschi, che erano considerati templi della storia dell’arte”.

Fra le scoperte più famose di Morelli, continua Angelini, vanno annoverate “senza dubbio l’attribuzione a Giorgione della Venere e la ‘disattrubizione’ della Maddalena che legge ritenuta allora di Correggio. Insomma, Morelli diede un contributo fondamentale al rilancio della connoisseurship, di cui non a caso non esiste traduzione in italiano, poiché si tratta di un complesso di competenze, sensibilità, gusto al limite tra scienza  e divinazione, che gioca su un piano internazionale”.

La raccolta comprende testi, oltre che dello stesso Angelini, di Enzo Borsellino, Tommaso Casini, Andrea Di Lorenzo, Andrea Leonardi, Maurizio Lorber e Antonella Trotta, nonché dei nostri Alunni prof. Maurizio Harari e dott. Marta Scarrone. Il primo spunto per il volume deriva dalla giornata di studi – intitolata proprio Giovanni Morelli tra critica delle arti e collezionismo – che il Collegio Ghislieri aveva ospitato nel 2015 in collaborazione con la Società Italiana di Storia della Critica d’Arte (SISCA).

La rilevanza di Morelli sta anche nell’impatto (benché controverso) ottenuto dal suo metodo innovativo, che affonda le radici nei suoi giovanili studi di medicina e viene così sintetizzato da Angelini: “Morelli enumera le differenti componenti formali e stilistiche su cui il conoscitore si deve concentrare, mette in guarda contro un appoggio troppo fideistico al documento d’archivio o alla fonte letteraria, rivendica la necessità di una critica sperimentale e verificabile. Proprio per questo egli attira l’attenzione dei suoi discepoli e dei suoi lettori sulle cosiddette forme fondamentali o caratteristiche, Grundformen, ovvero i dettagli apparentemente insignificanti come la forma delle falangi delle mani, la curva dei lobi delle orecchie ecc., forme anatomiche riunite in celebri quanto contestate tavole, simili a quelle su cui aveva studiato negli anni universitari e poi quando aveva seguito le lezioni dello zoologo Johann Baptist von Spix e dell’anatomista Georges Cuvier. Questo approccio morfologico adattato alla connoisseurship non esauriva l’apprezzamento e la comprensione dell’opera d’arte, ma forniva la prova del nove dell’attribuzione, poiché queste forme venivano ripetute dagli artisti in maniera quasi meccanica e costituivano, al netto di falsificazioni, una sorta di firma involontaria. Certo Morelli non si ingannava; le Grundformen non bastavano ad assicurare al neofita la capacità di discernere il vero dal falso, l’opera di un maestro da quella di un suo seguace o imitatore. Rimaneva sempre una capacità divinatoria (Divionationsgabe), che era innata nella sensibilità di quella sorta di mago che è il conoscitore e che, come egli scriveva, ‘non si può insegnare a forza a coloro che non la possiedono per natura’”.

Giovanni Morelli tra critica delle arti e collezionismo è dunque, conclude Angelini, un modo per “ritornare a riflettere su Morelli, sul suo metodo e sulla sua (s)fortuna, più che sulla sua figura, e ripensare ai fondamenti della disciplina storico-artistica, ai risvolti metodologici, mercantili, etici dell’attribuzione, ancor oggi attuali più che mai. In questa prospettiva teorie e dibattiti, amicizie e inimicizie, applicazioni e deformazioni del metodo, assumono la dimensione di dati storici, sino a divenire parametri critici che, almeno in parte, ci possano guidare nelle altalene tra opinione ed episteme, tra intuito ed esperienza, tra sapere specialistico e sapere universale, che caratterizzano le discipline umanistiche e quelle storico-artistiche in particolare”.

Gianpaolo Angelini, ghisleriano dal 1999, insegna Museologia e Storia della critica d’arte presso l’Università di Pavia e ha firmato il volume illustrato Il Collegio Ghislieri 1567-2017. Il complesso monumentale dal XVI al XXI secolo (Mondadori Electa, 2017). Fra le sue altre pubblicazioni, ricordiamo La patria e le arti. Emilio Visconti Venosta patriota, collezionista e conoscitore (ETS, 2013) e La fratellanza raffaellesca. Fortuna e ricezione del metodo morelliano nell’Italia postunitaria (ETS, 2018). Per il Collegio Ghislieri, oltre a tenere il corso interno dedicato alla storia architettonica del Collegio, ha partecipato al ciclo di conferenze web “Non fermiamo la cultura” con il video Pellegrino e la peste. Architetture votive e assistenziali per la peste del 1576.