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“8 settembre 1943, ottant’anni dopo. L’aiuto prestato dalla popolazione ai prigionieri alleati: il caso pavese”

Martedì 19 settembre alle 18 nell’Aula Bernardi del Collegio Ghislieri in programma l’evento “8 settembre 1943: 80 anni dopo – Sembravano traversie ed eran in fatti opportunità; l’aiuto prestato dalla popolazione ai prigionieri alleati: il caso pavese”. Ci sono, nella vicenda di un popolo, momenti e date che vanno al di là dell’episodio contingente cui si riferiscono per assumere, nella memoria collettiva, valenze e significati ben più ampi. Così è per l’8 settembre 1943

Tanto ha, infatti, agito – e continua ad agire – sugli italiani e sulla loro memoria collettiva il ricordo di quella giornata drammatica. Il vuoto istituzionale creato dall’8 settembre caratterizza il contesto in cui gli italiani furono chiamati a scelte alle quali molti di loro mai pensavano che la vita potesse chiamarli.

Otto settembre, dunque, non solo come dramma, ma come sinonimo di un “nuovo inizio”, di incontri, di scelte, di capacità di decidere, dopo un ventennio di passività di fronte al dominio fascista. Sinonimo di riscatto e di assunzione personale e diretta di responsabilità, perché con l’occupazione tedesca e la nascita della RSI la scelta dovette esercitarsi fra una disobbedienza dal prezzo sempre più alto e le lusinghe di una tetra normalizzazione nazifascista.

La guerra, trasmettendosi a cerchi concentrici su territori sempre più ampi e lontani, raggiunge le località più periferiche. Poi, l’occupazione tedesca, la RSI e la Resistenza spostano drammaticamente il centro degli eventi bellici fino ai paesi, alle frazioni e ai centri più sperduti e lo moltiplicano a dismisura, aprendo fronti nuovi ed angosciosi che arrivano fin sulla porta di casa.

Il tema della ‘scelta’ investe così individui e comunità. Ne viene fuori un mosaico complesso e articolato, dove quel che sarà la resistenza armata rappresenta solo un momento, pure centrale e fondamentale, ma non esclusivo. Anzi, senza quel mosaico ne esce addirittura impoverita. 

Subito dopo l’armistizio tra i tanti attori individuali e collettivi, protagonisti a vario titolo,  ci sono le migliaia di ex prigionieri di guerra liberati dai campi nei quali erano stati rinchiusi. La loro è, immediatamente, una situazione difficile e pericolosa. Subito comincia la caccia di tedeschi e fascisti nei loro confronti – una caccia che continuerà fino agli inizi del ’45 (nei manifesti tedeschi la consegna di un prigioniero inglese o americano vale 1.800 lire!)-; dall’altra, sempre nei loro confronti, si fa strada un moto di simpatia e di solidarietà diffusa, capace di tradursi in azioni di aiuto conseguenti, anche se gravemente rischiosi per chi li mette in atto, ma capace, infine, di alimentare l’azione cospirativa complessiva in contrasto con lo stato neofascista.

L’esistenza di una vasta rete di campi minori afferenti al Campo di lavoro 146 di Mortara caratterizza la presenza, anche in provincia di Pavia, di un ampio moto di solidarietà che ne evidenzia immediatamente, prima ancora che prendano forma precise strutture organizzative, la dimensione ‘metapolitica’, nutrita di gesti semplici e immediati, di indignazione spontanea, di spirito evangelico, di coerenza morale, nella suggestione di un ampio ventaglio di storie.

Nel quadro di un progetto internazionale avviato nel marzo 2021 dall’Istituto nazionale “Ferruccio Parri”, in collaborazione con Monte San Martino Trust e CNR, finalizzato alla realizzazione di una mappa digitale dei campi per prigionieri alleati in Italia, i primi studi e le prime ricerche in area pavese consentono, proprio in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’8 settembre, di dar conto della vasta rete assistenziale e di aiuti fornita dalle popolazione della Lomellina e del Pavese a centinaia di prigionieri di guerra alleati fuggiti dai campi.

Introdotti e coordinati da Pierangelo Lombardi, presidente di Istoreco Pavia, ne discuteranno, presentando gli esiti dei loro lavori, Massimo Piacentini, ricercatore di Istoreco Pavia, già collaboratore della Banca dati per l’Atlante delle stragi nazifasciste in Italia e autore di indagini sull’aiuto agli ex prigionieri alleati nell’area dell’Alto pavese (per i campi ” Distaccamenti del lavoro” nei Comuni di Landriano, Vidigulfo, Torre d’Arese e Lardirago), e Giuseppe Zucca,  autore dei volumi: Prigionieri di guerra in Lomellina. Campo di lavoro n.146, aprile/settembre 1943, Mortara 2016 e di I giusti di Lomellina. Nomi e storie dei collaboranti italiani nell’aiuto ai prigionieri alleati fuggiti dai campi di lavoro, settembre 1943-aprile 1945, Pavia, 2022.