Dal 23 al 24 marzo al Fraschini “Il Giuocatore” di Goldoni: l’eredità culturale a tre secoli dal suo arrivo al Ghislieri

Nelle serate del 22-23-24 marzo, alle 20.30, si terrà al Fraschini per la stagione della prosa lo spettacolo Goldoniano “Il Giuocatore” che è inserito anche nel cartellone “CARLO GOLDONI. DAL GHISLIERI AL MONDO – L’EREDITÀ CULTURALE A TRE SECOLI DAL SUO ARRIVO A PAVIA”.

Da poco si sono infatti festeggiati i 300 anni dall’immatricolazione a Pavia deI commediografo che cambiò per sempre il volto del teatro italiano nella seconda metà del Settecento: arrivò a Pavia nel 1723, per studiare Giurisprudenza presso il Collegio Ghislieri. Due anni dopo venne espulso. Aveva scritto e messo in scena un poemetto licenzioso e irridente che tirava in ballo le donne più in vista della città, dimostrando già più talento per la commedia e la satira. Mariti e padri non la presero bene, fu allontanato dal Ghislieri e dovette abbandonare Pavia.

Il Giuocatore è una delle “sedici commedie nuove” che Goldoni si impegna a scrivere, sul finire del carnevale del 1750, per sfida con il pubblico veneziano, in un solo anno (dando vita ad alcuni capolavori come La bottega del caffè e Il bugiardo).

In questa opera del 1750 si ride crudelmente seguendo la giornata tipo – dall’alba al tramonto – di un giovane borghese, Florindo, completamente asservito al gioco, senza altri orizzonti ed obiettivi concreti. Goldoni conosce dall’interno i meccanismi mentali del giocatore patologico, e dipinge abilmente l’ambiente – fidanzate, amici veri e finti, servitori approfittatori e protettori – svelando tutti i processi e le trappole in cui il ludopatico cade trascinando spesso con sé quanti lo circondano. Una divertente e amara versione di una commedia poco rappresentata del grande drammaturgo veneto, che mantiene intatta la propria carica beffarda.

Note di regia di Roberto Valerio

La commedia è un vivido studio di caratteri, tratteggiati con brio e precisione, che compongono il ritratto di un’intera società, con le sue virtù e, soprattutto, i suoi vizi. Goldoni si era proposto infatti il compito di rappresentare un “teatro esemplare” che “svegliasse” dalla fascinazione del gioco. E parlava, come sempre per il più umanista dei drammaturghi, per esperienza personale: egli stesso, confessa nella prefazione dell’edizione a stampa, aveva sperimentato sulla propria pelle “le pessime conseguenze di questo affannoso piacere”, frequentatore assiduo dei Ridotti, locali annessi ai teatri specifici per i vari tipi di gioco, diffusissimi nella Venezia del Settecento. Al centro della commedia sta Florindo, che divorato dalla passione per il gioco perde tutto: i soldi, le amicizie, l’amore della promessa sposa Rosaura, che pure ama sinceramente, e non esita a promettere di sposare la vecchia e ricca Gandolfa pur di ottenere i soldi per giocare ancora e continuare a sognare, come tutti i giocatori di ieri e di oggi, la “vincita favolosa” che gli permetterà di abbandonare il tavolo verde. Il Giuocatore è un testo magnifico, sempre in bilico tra commedia e dramma, di una modernità sconcertante, una commedia nera che racchiude in sé la possibilità di raccontare con leggerezza i vizi e le ipocrisie dell’uomo, dove la risata sgorga spontanea ma mai in maniera banale. La musica dal vivo, il ballo e le canzoni interpretate dai personaggi arricchiscono di significato le varie situazioni della commedia regalando allo spettatore uno spettacolo complesso e variegato in cui l’arte antica di Goldoni incontra il contemporaneo. Uno spettacolo per tutti, divertente ma graffiante al tempo stesso, ironico e giocoso senza tralasciare il dramma del protagonista, uno spettacolo coinvolgente che punta a riscoprire la vera anima di Goldoni, scrittore capace sì di scandagliare in profondità l’animo umano, ma sempre col sorriso sulle labbra strizzando l’occhio alla comicità involontaria di personaggi spesso tragicamente ridicoli.