Freud a Gaza. Lo psicoanalista, un testimone auricolare

Proviamo a immaginare Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi moderna, come possibile e solitaria “voce della ragione” che si aggira tra le macerie e la catastrofe umanitaria di Gaza, teso a cercare un senso anche là dove sembra che non ce ne sia. E’ il tema, volutamente provocatorio, della lectio magistralis che Mariano Horenstein, argentino, direttore dell’Istituto di formazione psicoanalitica di Cordoba (nonchè membro della Federazione psicoanalitica latinoamericana e dell’Associazione psicoanalitica Internazionale), terrà questa mattina al Ghislieri, nell’ambito del seminario internazionale organizzato da Daniela Scotto di Fasano («Freud a Gaza. Lo psicoanalista, un testimone auricolare»). I lavori si apriranno oggi alle 9,30 con l’introduzione di Marco Francesconi (Università di Pavia, Istituto psicoanalisi di gruppo) e Lorena Preta (Società psicoanalitica italiana); alle 10 la lezione di Horenstein che, dopo la pausa pranzo, discuterà con Anna Beltrametti, esperta di tragedia antica, la filosofa Silvana Borutti, l’hispanista Paolo Pintacuda.

La psicoanalisi, dunque, ha qualcosa da dire su Gaza? E il disastro di quella terra martoriata può dire qualcosa alla psicoanalisi? C’è ancora posto oggi per la voce della ragione? E quale ragione? A Horenstein interessano il tema del silenzio e quello della Shoah e i loro echi nell’attualità. Gli interessa esserne il “testimone auricolare”: earwitness, in inglese, controparte di eyewitness, evoca proprio ciò a cui vuole riferirsi. Così come un detective è, nella tradizione anglosassone, un occhio privato (private eye), lo psicoanalista nel discorso di Horenstein diventa un orecchio privato non solo di fronte alla clinica ma anche di fronte alla nostra contemporaneità, spesso un enigma da decifrare. Elias Canetti titolò un suo libro “Il testimone auricolare”, in cui agisce un implacabile ascoltatore, che, se «non affatica la vista, in compenso ha un udito tanto più fine», prende nota di tutto ciò che sente e lo trasforma in personaggio. Seguiamo il protagonista del romanzo con qualche sgomento per la sua precisione, e insieme gli siamo riconoscenti: grazie a lui scopriremo infatti da quale radice profonda discendano certe voci che abbiamo incontrato e che ancora molestano nel ricordo perché non abbiamo saputo identificarle con sicurezza.

Analogamente, ci può soccorrere l’orecchio di Freud a Gaza? Cosa ci insegna ciò che sta accadendo in quei luoghi – come peraltro in molte altre parti del mondo – alla specie umana? Quali mentalità sono in gioco e quali meccanismi psichici possono rendere possibile l’orrore del terrorismo e della guerra? Sono le domande che faranno da sfondo al seminario.

Testo di Roberto Lodigiani (La Provincia Pavese)