Siete tiranni, democratici o aristocratici? – “Polis”, il gioco da tavolo di Mirto Musci e Matteo Mannino

Scade domani la possibilità di preordinare Polis: il potere in gioco, il gioco di società ideato da due giovani Alunni: Mirto Musci e Matteo Mannino.  Si tratta di un gioco da tavolo (non di ruolo) in cui a ogni giocatore viene segretamente affidato il compito di essere tiranno, aristocratico o democratico, con degli obiettivi differenti a seconda. Per vincere bisogna accumulare influenza, portando dalla propria parte i cittadini della polis: per riuscirci non basta intralciare i piani degli avversari politici, ma bisogna utilizzare diplomazia e retorica (ma anche l’astuzia e l’inganno) per persuadere gli altri. Lo pubblica la Wyrd, rinomata casa editrice del settore; le illustrazioni, accurate e ironiche, sono di Sara Valentino. Polis sarà disponibile in maggio e verrà spedito in anteprima a chi avrà effettuato il preordine, con un piccolo sconto.  

“Il principale punto di forza del gioco”, spiega Mirto Musci a Ghislieri.it, “è che le meccaniche sono semplici e veloci da imparare, mentre la dinamica di gioco, complici i ruoli segreti e le interazioni ‘diplomatiche’ tra i giocatori, può diventare immediatamente coinvolgente e complessa. Inoltre non si basa sulla fortuna, ma principalmente sull’abilità relazionale e sulla capacità di scegliere e usare bene i cittadini che fanno parte della propria fazione. La caratteristica davvero speciale è che a ogni giro si svolge una vera e propria elezione a scrutinio segreto tra tutti i giocatori per eleggere il governatore del turno, e le vittorie alle elezioni decidono la partita”.

Polis ha altri grandi pregi. È giocabile da partecipanti inesperti, ironizza sul contesto politico dell’antica Grecia senza però richiedere conoscenze specifiche al riguardo, ed è efficace sia per far divertire gli adulti sia per far familiarizzare i ragazzi con terminologia e strategie della politica: a suo modo, può essere considerato un piccolo corso ludico di comunicazione politica? “A mio modesto parere, il gioco rimane sempre in primis un gioco”, risponde Musci. “Questo non esclude, tuttavia, che possa avere risvolti didattici a più livelli. Per uno studente delle medie o delle superiori, per esempio, potrebbe servire a immergersi nella storia greca – e in particolare nell’Atene del V secolo, dato che tutti i personaggi presenti sulle carte sono storicamente coevi e coerenti l’uno con l’altro. Del resto, dato che il gioco si vince attraverso le elezioni e quindi per mezzo della persuasione, quale miglior laboratorio di comunicazione politica di uno che unisce divertimento, sotterfugio, retorica e diplomazia?”

La prima idea di Polis è nata proprio al Collegio Ghislieri, nel 2011. Gli ideatori sono un ingegnere informatico, Musci, e un laureato in filosofia, Mannino, separati da qualche anno di età: Musci era tutor di ingegneria quando Mannino è entrato come matricola. Il Collegio è stato il contesto che ha favorito il loro incontro, per così dire, in un campo neutro quale la politica dell’antica Grecia. “Io e Matteo ci conoscevamo da molti anni prima che nascesse in gioco”, svela Musci, “e addirittura da prima che lui entrasse in Collegio. Il caso volle che nel 2005, mentre io ero matricola, si fosse trasferito a Pavia appena quattordicenne, a seguito della famiglia. L’incontro avvenne perché uno studente del Ghislieri di una generazione ancora precedente, Francesco Mapelli, era un appassionato giocatore di Magic, il celebre gioco di carte. Ci ritrovavamo in corso Cavour, nel piccolo sotterraneo di un negozietto di informatica che ormai non esiste più. Mapelli, che era tra i più anziani frequentatori, scelse un gruppo dei giocatori più promettenti per fare tornei in giro per l’Italia: così io e Matteo ci ritrovammo nella stessa squadra, formata guarda caso da un ex Ghisleriano, un nuovo Ghisleriano e un futuro Ghisleriano”.

“Anni dopo Matteo entrò effettivamente in Collegio, cresciuto in maniera tale da essere irriconoscibile. Lui però mi riconobbe immediatamente come ‘quello che si intendeva di giochi’ e, in questo ambiente, nacque la prima idea del gioco. Matteo stava seguendo il corso di Teorie della giustizia del mondo antico tenuto dal prof. Mario Vegetti, grande Alunno del Collegio e luminare della filosofia greca, e si era appassionato alla Repubblica di Platone. Allora gli è venuta l’idea: ci facciamo un gioco? Da questa sinergia è potuto nascere Polis: non tanto dal fatto che io sia ingegnere e lui filosofo, quanto dal fatto che le nostre personalità non potrebbero essere più diverse, lui un vulcano di idee su filosofia e politica, io pragmatico e attento alle meccaniche. Un esempio: all’inizio aveva proposto di battezzare il gioco Pleonexia, che in Platone è la brama smodata di potere. Ho dovuto impedirglielo”.

Polis non sarebbe potuto nascere, dunque, senza questo tipo di cooperazione tipicamente ghisleriana, che travalica le differenze d’età e di specializzazione. “Uno dei motivi per cui avevo deciso di rimanere in Ghislieri come tutor durante il dottorato, oltre la durata naturale dei cinque anni di corso, è stato proprio per le incredibili sinergie che possono crearsi quando l’ambiente rimane vivo intellettualmente”, conferma Musci. “Ho imparato e acquisito di più dal prendere il caffè in Ghislieri che da mille esperienze formative solo sulla carta”.

Quanto al futuro, Musci non esclude nuove avventure ludiche: “Il modello di gioco di Polis, in realtà, è utilizzabile per ambientazioni anche molto diverse, purché ricalchino dinamiche politiche simili. Per esempio, sarebbe relativamente semplice adattare il nocciolo di Polis e trasporlo nella Roma tardorepubblicana degli intrighi e delle guerre civili. Oppure, potremmo riadattarlo alle dinamiche di potere della Prima Repubblica. In realtà credo che Polis insegni anche come le dinamiche politiche, in fondo, siano immutabili come l’animo umano: per questo avrebbe anche potuto essere Urbe oppure Parlamento. Anzi, magari un domani lo sarà”.

Mirto Musci è ghisleriano dal 2005 ed è Ricercatore a tempo indeterminato presso il laboratorio di Computer Vision dell’Università degli Studi di Pavia. Da quest’anno sarà titolare della nuova cattedra di Programmazione Parallela, che sarà intuita per l’anno accademico 2021-’22. Si interessa di parallelismo e intelligenza artificiale, con particolare attenzione a temi ed applicazioni biomediche; è stato package leader ed estensore della proposta per due progetti di ricerca finanziati sui temi della riabilitazione e del monitoraggio remoto di pazienti fragili.

Matteo Mannino è ghisleriano dal 2010 ed è fra i fondatori dell’associazione PhG-Philosophicum Ghislieri.  Vive a Bruxelles, dove lavora per il Gruppo Europeo Casse di Risparmio (ESBG) come Special Adviser dell’Amministratore Delegato, e come Policy Adviser per le politiche digitali. È membro osservatore della FinTech Task Force della Banca Centrale Europea e tiene spesso seminari sull’innovazione bancaria. In precedenza si è occupato di trasformazione digitale per Crédit Agricole e di regolamentazione bancaria presso la European Banking Authority (EBA) di Parigi.